Un anno è passato dalla prematura scomparsa di Giuseppe Polizzi, il “Genio della pubblicità”. Ma basta attraversare Termini Imerese per rendersi conto che, in fondo, Giuseppe non se n’è mai andato davvero.
Il suo volto è ancora lì.
Lo si incontra sulle insegne, negli angoli più impensati della città, nelle strade secondarie, sui pali della luce delle campagne, davanti ai negozi e ai supermercati. Quel volto inconfondibile, con il suo sorriso quasi beffardo, sembra ancora guardarci come a dire: “Pensavate di esservi liberati di me?”
E forse, conoscendolo, aggiungerebbe anche altro: “Le leggende continueranno a vivere in eterno. Ed io sono leggenda!”
Era stato proprio lui a scriverlo, in quello che sarebbe diventato il suo ultimo messaggio sui social: «Io sarò leggenda».
A distanza di un anno, quella frase assume un significato diverso. Perché Giuseppe Polizzi, per Termini Imerese e per chi lo ha conosciuto, è diventato davvero una di quelle persone difficili da dimenticare.
Il Genio, il personaggio, l’uomo
Giuseppe era conosciuto da tutti come “Il Genio della pubblicità”.
Le sue campagne, spesso provocatorie, ironiche e fuori dagli schemi, avevano superato da tempo i confini di Termini Imerese, arrivando a far parlare di lui anche fuori dalla Sicilia. La sua capacità di trasformare una semplice pubblicità in qualcosa di cui discutere, sorridere o persino indignarsi lo aveva reso un personaggio riconoscibile.
Era arrivato anche sul palco di Italia’s Got Talent, portando davanti al grande pubblico quella personalità che a Termini conoscevano bene.
Per alcuni era un “genio incompreso”. Per altri semplicemente uno che esagerava, uno “pazzo”, uno “scerellato”, uno che viveva con la testa tra i sogni e la realtà.
Ma Giuseppe era molto più di questo.
Dietro il personaggio, dietro le camicie rosse, le provocazioni, le idee apparentemente folli e quella voglia continua di stupire, c’era un uomo profondamente legato alla propria città.
Amava Termini Imerese. E cercava, a modo suo, di portarla fuori da Termini Imerese.
Un uomo che aveva fatto della creatività la sua lingua
Con la sua Printed, Giuseppe aveva costruito un punto di riferimento nel mondo della stampa e della comunicazione a Termini Imerese.
Il suo modo di comunicare era diretto, creativo, spesso spiazzante. Le sue campagne non erano semplicemente immagini da guardare: erano messaggi da interpretare, idee capaci di lasciare un segno.
Era questo, probabilmente, il suo talento più grande: riuscire a trasformare qualcosa di ordinario in qualcosa che tutti ricordavano. Persino la provocazione diventava per lui uno strumento di comunicazione.
Come quella volta in cui aveva inscenato la propria presunta morte, trasformando ancora una volta lo stupore e lo scalpore in una strategia pubblicitaria.
Geniale, sì.
Ma anche profondamente umano.
Perché dietro quel vulcano di idee c’era una sensibilità che non sempre riusciva a mostrarsi. Una fragilità nascosta dietro il sorriso, l’energia, le battute e quella corazza che Giuseppe aveva costruito intorno a sé.
Stupore, follia e voglia di far vivere la città
Giuseppe non si limitava alla pubblicità.
Era presente praticamente in ogni manifestazione del territorio: come sponsor, come ideatore, come sostenitore, spesso anche semplicemente come persona pronta a dare una mano.
E poi c’erano i suoi eventi.
Serate che sembravano prendere in prestito qualcosa dalle grandi città e portarlo a Termini Imerese. Musica, spettacolo, artisti, gadget, luci e quella sana dose di follia che sembrava accompagnare ogni sua iniziativa.
Sotto il palco si ritrovavano giovani e adulti, tutti con gli occhi rivolti verso di lui, in attesa dei gadget che lanciava tra la folla.
E Giuseppe sorrideva.
Sorrideva perché quello era il suo modo di vivere le cose: facendo rumore, creando stupore, cercando di lasciare qualcosa.
Anche quando molti, nella sua stessa città, sembravano non credere fino in fondo nelle sue idee.
Lui, invece, continuava.
Continuava a sognare, continuava a inventare, continuava a provarci.
«Lui c’era sempre»
Forse è proprio questo che oggi, a un anno dalla sua scomparsa, pesa maggiormente.
La sua presenza.
Perché Giuseppe c’era.
C’era quando c’era da promuovere un’iniziativa, c’era quando bisognava sostenere una manifestazione, c’era quando qualcuno aveva bisogno di un’idea, di una stampa, di un aiuto, di un modo diverso per raccontare qualcosa.
C’era per la sua città, anche quando la sua città non sempre sembrava esserci per lui.
E forse è impossibile raccontare Giuseppe senza raccontare anche questo rapporto, a volte complicato, con Termini Imerese. Una città che amava profondamente e che, proprio per questo, voleva vedere crescere, cambiare, farsi conoscere.
Un amico per tutta la redazione
Per la redazione di HimeraWeb, Giuseppe non è mai stato soltanto una persona da intervistare, un personaggio da raccontare o qualcuno da incontrare in occasione di un evento.
Giuseppe era un amico. Era uno di noi.
C’è chi lo ha conosciuto attraverso la passione per la grafica e chi attraverso il giornalismo e la fotografia, ma con il tempo il rapporto era andato ben oltre il lavoro. Con lui si parlava di tutto: della città, dei progetti, delle sue idee, degli eventi che aveva in mente e, spesso, anche di quelle che sembravano impossibili da realizzare.
Giuseppe arrivava con la sua energia, con le sue provocazioni, con quel modo tutto suo di raccontarsi e di raccontare il mondo.
E noi, in redazione, avevamo imparato a conoscerlo anche oltre il personaggio.
Ricordiamo le telefonate, le chiacchierate, le occasioni in cui ci coinvolgeva nei suoi progetti e quella capacità che aveva di rendere ogni incontro diverso dal precedente.
Tra i tanti ricordi c’è anche un’intervista realizzata alcuni anni fa, subito dopo il periodo della pandemia, che era rimasta custodita nel nostro archivio. Ritrovarla oggi, a distanza di tempo, è stato come riaprire una porta su un pezzo della nostra storia e, soprattutto, su un pezzo di Giuseppe.
Rivederlo parlare, sorridere, raccontare le sue idee e i suoi progetti ha avuto un sapore diverso.
Perché oggi, riguardando quelle immagini, non vediamo soltanto il “Genio della pubblicità”. Vediamo Giuseppe. L’amico.
E forse è proprio questo che ci manca di più.
Non soltanto le sue pubblicità, le sue trovate, le sue provocazioni o le sue serate. Ci manca la persona che c’era dietro tutto questo.
Ci manca sapere che, da qualche parte, sarebbe arrivata una sua nuova idea, una telefonata, una battuta, una delle sue proposte apparentemente folli. E probabilmente ci sarebbe piaciuto ancora una volta dirgli che era folle, ma geniale.
Lui avrebbe sorriso.
E avrebbe continuato per la sua strada.
Un anno dopo, quella leggenda continua
A un anno dalla sua morte, il suo volto continua a comparire per le strade di Termini.
E forse è proprio questa la cosa più bella e, allo stesso tempo, più malinconica.
Perché ogni volta che qualcuno incontra una delle sue insegne, una delle sue pubblicità, una delle sue immagini, inevitabilmente torna a pensare a lui.
A quel sorriso.
A quella voglia di stupire.
A quella frase che oggi sembra quasi una profezia:
«Io sarò leggenda».
Giuseppe aveva scelto di dirlo lui per primo. E oggi, dopo un anno, possiamo soltanto constatare che aveva ragione.
Perché le persone possono andare via, ma le loro idee, i loro gesti, le loro immagini e tutto ciò che hanno lasciato negli altri continuano a vivere.
E Giuseppe Polizzi, il “Genio della pubblicità”, continua a vivere anche così: nei luoghi che ha riempito con la sua creatività, nelle persone che lo hanno conosciuto e in una città che, ancora oggi, quando incontra il suo volto, non può fare a meno di riconoscerlo.
Una Messa per ricordare Giuseppe
Nel giorno dell’anniversario, oggi lunedì 14 settembre, amici, familiari e quanti hanno conosciuto, stimato e voluto bene a Giuseppe si ritroveranno per ricordarlo insieme.
La Messa di un anno in memoria di Giuseppe Polizzi sarà celebrata alle ore 18.00 presso la Chiesa di Sant’Antonio, a Termini Imerese.
Un momento di preghiera e raccoglimento per ricordare un uomo che, nel corso della sua vita, ha lasciato tante storie, tante immagini e tanti ricordi.
“Un uomo, tante storie, un segno che resta”: è la frase scelta per l’appuntamento, e forse non potrebbe esserci sintesi più semplice e più vera per raccontare Giuseppe.
Perché il segno che ha lasciato è ancora lì.
Sui muri.
Nelle sue pubblicità.
Nei ricordi di chi gli ha voluto bene.
E soprattutto, nelle persone che ancora oggi, guardando quel volto sorridente, si aspettano quasi di sentirlo dire: “Io sarò leggenda”.
E Giuseppe, a modo suo, lo è davvero.
Una leggenda che Termini Imerese non ha dimenticato e mai dimenticherà.
E un anno dopo, Giuseppe è ancora qui
A distanza di un anno, basta camminare per Termini Imerese per incontrarlo ancora.
È in quel volto che spunta all’improvviso su un’insegna, in una pubblicità, in un angolo della città.
È nei ricordi di chi ha partecipato alle sue serate, di chi ha lavorato con lui, di chi ha ricevuto un suo aiuto, di chi ha semplicemente incrociato il suo cammino.
È nelle sue idee, nelle sue provocazioni, nelle risate e persino nelle discussioni che sapeva immancabilmente suscitare.
Giuseppe non è stato una presenza silenziosa. E forse non avrebbe potuto esserlo neppure nella memoria.
Ha lasciato rumore, colore, immagini, storie. Ha lasciato una parte di sé in questa città che ha amato, anche quando sentirsi ricambiato non è stato sempre semplice. E allora, oggi, davanti a quel sorriso che continua a comparire per le strade di Termini, viene quasi spontaneo pensare che forse aveva ragione lui.
Noi, un anno dopo, possiamo soltanto aggiungere una cosa: le leggende non hanno bisogno di essere presenti per continuare a farsi riconoscere.
Basta una fotografia, un ricordo, una sua idea, una storia da raccontare.
E Giuseppe, di storie, ne ha lasciate davvero tante.
Ciao Giuseppe.
Il tuo volto è ancora lì.
E, a quanto pare, la tua leggenda continua.

