https://www.facebook.com/share/1Bwx6EDif3/?mibextid=wwXIfr

“Addio guerriera”: Palermo saluta Alessia La Rosa, la bambina che ha insegnato a lottare

La notizia è arrivata nella notte, improvvisa e devastante, spezzando il silenzio di Palermo con quel dolore che nessuno voleva pronunciare: Alessia La Rosa non ce l’ha fatta.
La bambina palermitana, diventata simbolo di forza e speranza nella lunga battaglia contro un tumore aggressivo, si è spenta a soli otto anni dopo quasi sette trascorsi tra ospedali, cure e continui ricoveri.

Palermo si è svegliata più silenziosa.
Come se, all’improvviso, il rumore delle strade, le voci nei quartieri e persino il vento che attraversa la città avessero deciso di fermarsi davanti a una tragedia troppo grande da raccontare. Perché Alessia, per tutti, non era soltanto una bambina malata. Era “la guerriera”. Il sorriso ostinato dietro la sofferenza, gli occhi pieni di vita nonostante il dolore.

Abbonata in Curva Nord, Alessia viveva il suo Palermo FC con un amore viscerale. Quando le condizioni fisiche glielo permettevano, era sugli spalti dello Stadio Renzo Barbera a cantare insieme ai tifosi rosanero. La sua storia aveva ormai superato da tempo i confini della Sicilia, commuovendo il mondo del calcio italiano. Negli ultimi mesi, in diversi stadi del Paese, erano comparsi striscioni e cori dedicati a lei.

Particolarmente forte il legame nato con il centrocampista Jacopo Segre. Alessia era entrata in campo con lui in più occasioni prima delle gare ufficiali, trasformandosi nel piccolo simbolo di speranza del Palermo. Mano nella mano percorrevano il prato del Barbera tra gli applausi della curva.

Nelle ultime settimane, però, il quadro clinico si era aggravato in maniera irreversibile. Anche l’invito ricevuto dai tifosi del Venezia FC per assistere alla partita allo stadio Penzo era diventato uno degli ultimi gesti d’affetto arrivati da tutta Italia.

La morte della bambina ha provocato un’ondata di commozione enorme. Sulla pagina Facebook della Curva Nord 12 è comparsa una sola frase, breve ma devastante: “Addio guerriera”.

Il Palermo FC, attraverso il presidente Dario Mirri e la famiglia City Football Group, ha diffuso una nota ufficiale di cordoglio:

“Alessia ha costruito con il Palermo un legame capace di andare oltre il calcio. Il suo ricordo resterà per sempre vivo nella grande famiglia rosanero”.

Tra i messaggi più strazianti c’è quello pubblicato dalla madre sui social poche ore dopo la tragedia:

“Amore mio Alessia, non riesco ancora a credere che te ne sei andata davanti ai miei occhi. Sto urlando dentro, perché non era il tuo momento. Mi hai lasciato il cuore distrutto, un vuoto che nessuno potrà mai colmare”.

Parole che raccontano il dramma di una famiglia che per anni ha combattuto accanto alla propria bambina, condividendo speranze, paure e ricoveri senza mai smettere di credere in un miracolo.

Profondo e struggente anche il saluto di Jacopo Segre, affidato ai social:

Prepararmi a questo momento, come pensavo, non è servito a nulla. Il vuoto che lasci dentro di me è enorme. Lo è per chiunque abbia avuto il privilegio di incrociare il proprio percorso con il tuo. E lo è quindi anche per me, che sentirò per sempre la tua mano nella mia, ogni volta che scenderò in campo. Farò tesoro del tempo che mi hai concesso, una fortuna che capita a pochi.Continuiamo a camminare insieme, con i piedi sulla sabbia e lo sguardo verso il mare. E continuiamo a ridere insieme, come abbiamo fatto sempre. Ciao Ale, lotterò per te”.

Anche la TikToker Terry Pagano, che considerava Alessia come una figlia e che pochi mesi fa le aveva dedicato una canzone, ha condiviso il suo dolore in un lungo post pubblicato online:

Amore mio Alessia,
non riesco ancora a credere che te ne sei andata adesso, davanti ai miei occhi.
Sto urlando dentro, perché non era il tuo momento, non è giusto così.
Mi hai lasciato il cuore distrutto, un vuoto che nessuno potrà mai colmare.
Vorrei solo svegliarmi e scoprire che è un incubo, stringerti ancora, sentirti parlare ancora una volta.
Tu eri la mia bambina, la mia vita, il mio amore più grande.
E adesso non so nemmeno come si respira senza di te. Perdonami se non sono riuscito a salvarti.
Ti porterò dentro di me per sempre, Alessia mia.
Per sempre. Ti amooooooo”.

Tra i messaggi più condivisi in città anche quello della Confraternita Anime Sante, che ha voluto salutare Alessia con una lunga dedica carica di fede e commozione:

“Al calare della notte è arrivata la notizia che nessuno voleva ascoltare,
quella che il cuore rifiuta, quella che la mente respinge.
Alessia non è più qui, eppure non è andata via:
ha solo attraversato una soglia che noi non vediamo,
verso un luogo più luminoso del nostro,
dove il dolore non può raggiungerla.
Cosa rimane alla famiglia quando arriva una ferita così grande
da spezzare il respiro e la terra sotto i piedi?
Rimane il silenzio, rimane lo smarrimento,
rimane una domanda che nessuno sa colmare.
Ma rimane anche l’amore, quello che non muore,
quello che continua a chiamarla per nome.
E allora vogliamo immaginarla così:
Alessia, la guerriera, finalmente leggera,
che gioca tra le nuvole,
che corre nella luce,
che sorride accanto al nostro Gesù,
come una bambina che torna a casa dopo una lunga battaglia.
Alessia era piccola, sì,
ma era diventata la figlia di Palermo.
Era entrata in punta di piedi nelle nostre case,
nei nostri pensieri, nelle nostre preghiere.
E stasera, in ogni quartiere, in ogni famiglia,
qualcosa si è spento, qualcosa si è fermato.
Perché quando vola in cielo un bambino,
è un popolo intero che si inginocchia.
Oggi Palermo piange,
ma non piange da sola:
piange con la sua famiglia,
piange con chi l’ha amata,
piange con chi ha sperato fino all’ultimo.
E mentre le campane tacciono e la città si stringe,
una certezza rimane:
Alessia non è perduta.
Alessia è custodita.
Alessia è viva in un modo che noi non comprendiamo,
ma che il Cielo conosce bene.
Che il Signore la tenga tra le braccia,
che la Madonna Addolorata la culli come una madre,
che la sua luce non si spenga mai nei cuori di chi resta.
Alla famiglia di Alessia,
in queste ore di dolore che nessuna parola può davvero colmare,
ci stringiamo a voi con il cuore in mano e con il rispetto più profondo.
Ciao Alessia.
Da stasera, come sicuramente non vi siete mai lasciati,
sei con il tuo caro amico Joshua,
a cantare in curva per il vostro Palermo,
forti, uniti, felici come solo i bambini sanno essere.”

La camera ardente sarà allestita proprio allo stadio Renzo Barbera, il luogo che Alessia considerava casa. Migliaia di tifosi e cittadini sono attesi per darle l’ultimo saluto.

Palermo oggi piange la sua guerriera.
La piange nelle case, nei quartieri popolari, sugli spalti dello stadio, nei messaggi pubblicati in lacrime sui social. Perché Alessia, con il suo coraggio silenzioso e il suo sorriso ostinato, era riuscita a fare qualcosa di raro: entrare nel cuore di un’intera città.

E mentre il cielo sopra il Barbera sembra più pesante del solito, Palermo prova a immaginarla ancora lì, con la maglia rosanero addosso, a stringere una sciarpa tra le mani e a cantare per la sua squadra.
Forte. Libera. Finalmente senza dolore.

 
 
 

Related Post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *