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Casteldaccia, 34 anni senza risposte: il mistero di Salvatore Colletta e Mariano Farina

Il tempo, a volte, non lenisce. Scava. E lascia ferite aperte che diventano memoria collettiva.
A Casteldaccia, in provincia di Palermo, il 31 marzo non è mai un giorno come gli altri. È la data in cui, nel 1992, si è spezzata per sempre la quotidianità di due famiglie e il respiro di un’intera comunità.

Sono passati 34 anni dalla scomparsa di Salvatore Colletta, 15 anni, e Mariano Farina, 12 anni. Due ragazzi, due amici, due vite svanite nel nulla in una mattina di primavera che doveva essere soltanto una bravata.

L’ultima mattina

Era il 31 marzo 1992.
Decisero di marinare la scuola, come tanti ragazzi della loro età. Organizzarono un piccolo picnic al mare e si fecero accompagnare in motorino da un amico fino alla spiaggia del Gelso, a circa due chilometri dal paese, davanti a una fila di ville chiuse per la stagione.

Prima di salutarlo, comprarono succhi di frutta e biscotti per 8.000 lire, segnando tutto sul conto della famiglia Farina. Poi quella frase, rimasta sospesa nel tempo come un presagio:
“Vogliamo fare un giro per vedere com’è la vita.”
Da quel momento, il vuoto.

Le ricerche iniziarono già quella sera. Furono controllate le ville sul mare, le case abbandonate, le campagne circostanti. Nessuna traccia.

Le prime ombre

Non era la prima volta che i due ragazzi parlavano di fuga. Mariano, in particolare, sognava l’America, dove aveva vissuto fino al 1990. Un dettaglio che inizialmente fece pensare a un allontanamento volontario.

Ma già nelle prime ore emerse un elemento inquietante: lo zio di Mariano trovò il suo orologio nel cortile di una villa vicino al mare, in una zona considerata vicina ad ambienti della criminalità organizzata. Mariano, quel pomeriggio, aveva detto alla madre di averlo perso.
Da lì, i sospetti cambiarono direzione.
Si fece strada l’ipotesi che i due potessero essere stati sorpresi in una di quelle ville, forse testimoni inconsapevoli di qualcosa che non avrebbero dovuto vedere.

Piste, indagini e silenzi

Negli anni, il caso si è trasformato in uno dei misteri più dolorosi della cronaca siciliana.
Le indagini hanno seguito diverse piste, senza mai arrivare a una verità definitiva. Si è parlato di omicidio, di sequestro, di un incontro finito male. Alcuni testimoni raccontarono di aver visto i ragazzi nei pressi di ville frequentate, all’epoca, anche da soggetti legati alla criminalità.
Nel 2013 una donna riferì agli inquirenti che il suo ex compagno sarebbe stato incaricato di far sparire i corpi di due ragazzi. Indicò anche un punto preciso, ma gli scavi non portarono a nulla.
Nel 2015 un collaboratore di giustizia parlò di un possibile sequestro, senza però fornire elementi verificabili.
Anche testimonianze più recenti non hanno aggiunto dettagli utili.
Il caso è stato più volte al centro della trasmissione “Chi l’ha visto?”, che negli anni ha contribuito a mantenere viva l’attenzione pubblica.

Eppure, nonostante tutto, nessuna prova concreta. Nessun colpevole. Nessuna verità giudiziaria.

Il dolore che non si spegne

Se le indagini si sono fermate, il dolore no.

Le famiglie di Salvatore e Mariano continuano a vivere sospese tra speranza e disperazione. Non hanno mai smesso di cercare, di chiedere, di credere che da qualche parte possa esistere ancora una risposta.

Sono anni fatti di viaggi, segnalazioni, illusioni e delusioni. Di piste seguite fino in altre regioni e anche all’estero. Di telefonate che sembravano poter cambiare tutto e che invece si sono rivelate false speranze.

“Non mi fermerò mai”, è il senso degli appelli lanciati nel tempo dai familiari. Perché non sapere è una condanna che non finisce mai.
Non sapere significa non poter elaborare, non poter chiudere, non poter andare davvero avanti.

Una ferita collettiva

La scomparsa di Salvatore e Mariano riaccese anche un ricordo doloroso nella zona: quello dei tre bambini spariti da Aspra nel 1968, anche loro mai ritrovati. Un’ombra lunga, che attraversa decenni e territori, lasciando dietro di sé solo interrogativi.

A Casteldaccia, così come a Termini Imerese, nessuno ha dimenticato.
Ogni anno, il 31 marzo, è un giorno di memoria. Un giorno in cui il paese si stringe attorno a due famiglie che da 34 anni convivono con l’assenza più difficile da accettare.

Una storia senza fine

Oggi, a oltre tre decenni di distanza, restano solo certezze amare:

due ragazzi usciti di casa per andare al mare,
un ultimo saluto,
una frase che sembra un addio,
e una verità che ancora manca.

Se fossero vivi oggi, sarebbero uomini. Avrebbero superato i quarant’anni.
Ma nella memoria di tutti restano quei due ragazzi di 12 e 15 anni, fermi in una mattina di primavera del 1992.

E finché non emergerà la verità, quella di Salvatore Colletta e Mariano Farina continuerà a essere una storia sospesa.
Una ferita aperta.
Un silenzio che, dopo 34 anni, pesa ancora come il primo giorno.

 
 

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