Ciclone Harry e l’emergenza in Sicilia: il ringraziamento di una lettrice agli operatori sociosanitari

In questi giorni difficili per la Sicilia, colpita duramente dagli effetti dell’uragano Harry e da misure di protezione sempre più stringenti, c’è chi continua a lavorare senza sosta per garantire i servizi essenziali alle persone più fragili. In prima linea, giustamente, vengono spesso ringraziati medici e infermieri. Molto meno spazio, invece, viene riservato a un’altra figura fondamentale del sistema di cura: quella degli operatori sociosanitari.

A riportare l’attenzione sul loro ruolo è una riflessione lucida e sentita che nasce dall’esperienza diretta di una famiglia del territorio, e che mette in luce l’impegno quotidiano degli operatori sociosanitari impegnati nei servizi domiciliari, residenziali e assistenziali. Professionisti spesso poco riconosciuti, con una retribuzione inferiore e mansioni considerate “umili”, ma che nella realtà sono tra i più esposti e presenti sul campo.

Particolarmente complessa è la situazione dell’assistenza domiciliare, dove gli operatori lavorano senza il costante supporto di un’équipe multiprofessionale, adattandosi a contesti familiari e abitativi molto diversi tra loro. In questi casi, l’applicazione delle misure di protezione personale risulta più difficile e il rischio di contagio più elevato.

Accanto al lavoro tecnico, gli operatori sociosanitari garantiscono anche una relazione di cura e di sostegno umano indispensabile per famiglie già provate da condizioni di fragilità, oggi ancora più isolate. Un impegno che merita rispetto, tutela e riconoscimento.

Un appello viene rivolto anche alle famiglie beneficiarie dei servizi, affinché collaborino attivamente nel proteggere questi lavoratori, e alle assistenti sociali e alle istituzioni, chiamate a valutare con attenzione i servizi realmente indispensabili, offrendo maggiore ascolto e supporto a chi non può ricorrere allo smart working o restare a casa.

Infine, un pensiero va anche ai professionisti che operano nelle strutture residenziali, spesso raccontate dai media attraverso stereotipi che non restituiscono la complessità e l’umanità di questi luoghi. Qui, più che altrove, gli operatori si fanno ponte tra gli ospiti e le famiglie, portando quotidianamente affetto, attenzione e cura.

Un messaggio chiaro emerge con forza: gli operatori sociosanitari rappresentano una colonna portante del sistema di assistenza e il loro lavoro non può né deve essere dimenticato, sottovalutato o dato per scontato.

La riflessione integrale di Marzia Genovese

(affezionata lettrice e amica)

In questi giorni difficili che hanno colpito tutta la nostra isola, la Sicilia, mentre la diffusione dell’uragano Harry ha portato a misure di protezione sempre più restrittive, c’è chi continua a lavorare per garantire i “servizi essenziali”. Si sente, giustamente, ringraziare frequentemente medici e infermieri attivi in prima linea. Molto meno, e a mio modesto parere in maniera significativamente insufficiente, si parla degli operatori sociosanitari.

È evidente che sia difficile ringraziare e valorizzare l’operato di tutte le figure impegnate nel garantire un’adeguata assistenza alle persone che ne hanno bisogno: non meno importanti sono, ad esempio, i tecnici di laboratorio, il personale ausiliario o i volontari che si attivano per prendersi cura della propria comunità. Nonostante ciò, ritengo che l’importanza del ruolo e il numero di professionisti coinvolti siano una valida ragione per includere stabilmente tra le figure da ringraziare gli operatori sociosanitari di Ares, dell’ADI, dell’AVO e di tutte le cooperative.

Questi professionisti svolgono un lavoro meno stimato rispetto a quello di medici e infermieri, non godono della stessa retribuzione oraria, hanno una mansione considerata più “umile” e sono spesso gli ultimi a essere nominati quando si parla di figure che si prendono cura della persona. Eppure, sono frequentemente coloro che si trovano più in prima linea.

Pur riconoscendo la rilevanza del loro ruolo anche in ambito ospedaliero – dove la situazione è grave e complessa e dove l’operatore sociosanitario rappresenta, al pari del medico e dell’infermiere, una figura essenziale all’interno di un’équipe che condivide strumenti, procedure e competenze – desidero porre l’attenzione soprattutto sull’ambito domiciliare e sulle condizioni di lavoro di questa figura professionale.

Non sono un’operatrice sociosanitaria. Parlo da figlia che si prende cura di due genitori disabili, orgogliosa di poter affermare che a Termini Imerese esiste un centro composto da grandi professioniste e professionisti che operano a domicilio: loro sono i veri soldati in trincea. Lavorano senza il confronto quotidiano con un’équipe multiprofessionale alle spalle, con maggiori difficoltà nella gestione delle misure di protezione personale, svolgendo l’attività in contesti familiari e abitativi che possono risultare più o meno pericolosi, e dove il rischio di contagio è inevitabilmente più alto.

Ognuno di noi dovrebbe pensare che nel proprio Comune ci sono persone che mettono a rischio la propria salute e quella dei loro familiari, con timore e preoccupazione, per garantire servizi assistenziali essenziali a persone in condizioni di fragilità e/o non autosufficienza.

Professionisti della cura che, nonostante la “bardatura”, si impegnano a garantire non solo l’intervento essenziale, ma anche quella relazione di cura e di sostegno di cui le famiglie, già in difficoltà e oggi ancora più sole, hanno estremo bisogno. A loro va riconosciuto il grande lavoro svolto.

Chiedo alle famiglie beneficiarie della loro assistenza di riconoscerne e rispettarne il ruolo, aiutandoli a tutelarsi: predisporre quanto necessario affinché trovino tutto pronto e il loro intervento domiciliare sia il più breve possibile; relazionarsi con loro attraverso un unico referente, evitando contatti con altri membri della famiglia presenti in casa; garantire un’adeguata igiene e un corretto arieggiamento degli ambienti.

Allo stesso tempo, chiedo alle assistenti sociali che definiscono i casi da seguire e le attività da svolgere di prestare la massima attenzione: di riconoscere il valore degli operatori anche come persone da tutelare, attivandoli esclusivamente per i servizi indispensabili e sospendendo quelli non strettamente necessari; di offrire loro maggiore spazio di ascolto, accogliendo le preoccupazioni di chi non può tutelarsi attraverso lo smart working o restando a casa; di essere sempre pronte e tempestive nel confronto, soprattutto quando emergono timori legati al contagio, collaborando con i coordinatori responsabili della loro sicurezza come lavoratori.

Agli operatori sociosanitari va un pensiero particolare e chiedo, se questo messaggio dovesse arrivare fino a loro, anche al clero e al Papa di dedicare una preghiera speciale a chi ogni giorno si prende cura delle persone più fragili nell’ambiente più importante e più difficile di tutti: le nostre case.

Penso inoltre al numeroso gruppo di professionisti che opera nel settore residenziale, dove le famiglie non possono più portare fisicamente il loro affetto ai propri cari e dove questo affetto viene garantito quotidianamente da operatori, fisioterapisti, medici, logopedisti, infermieri, educatori e coordinatori. Tutti impegnati a colmare questa distanza attraverso sistemi innovativi di contatto e con un’attenzione e una cura ancora maggiori, rivolte sia all’assistito sia al familiare che resta all’esterno.

Se troppo spesso i mass media presentano le strutture residenziali come luoghi di abbandono, è fondamentale ricordare che questa rappresentazione è figlia di stereotipi che non rispecchiano la realtà attuale nel suo complesso. Il domicilio è il luogo in cui una persona vive, anche quando si tratta di una struttura residenziale, ed è per questo che va riconosciuto l’operato di chi, in questi giorni difficili, garantisce sicurezza, salute e affetto all’interno di queste grandi “case”.

Questa mia lettera non è esaustiva di tutti gli ambiti di intervento, né di tutte le riflessioni possibili sul tema. Ho però sentito il bisogno di condividere questo pensiero con la più ampia cittadinanza perché, davvero, in ogni città gli operatori sociosanitari stanno garantendo un servizio che non può e non deve essere dimenticato, sottovalutato o dato per scontato.

A tutti loro va, da parte mia, un sentito ringraziamento e la mia più profonda stima.

Marzia Genovese

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