Un gesto che va oltre il semplice vandalismo e che colpisce nel profondo una comunità intera. Nella notte tra l’11 e il 12 gennaio, il cimitero comunale di Trabia è stato profanato da ignoti, scatenando sdegno e amarezza tra i cittadini.
La segnalazione dell’accaduto è arrivata attraverso i social networ. A denunciare l’episodio è stato un cittadino che, con un post pubblico accompagnato da delle immagini chiare di quanto accaduto, ha raccontato e condannato duramente l’oltraggio consumato all’interno di quello che dovrebbe essere un luogo di silenzio, raccoglimento e rispetto per i defunti.
Le fotografie mostrano tombe danneggiate, marmi rotti e divelti, vasi contenenti fiori scaraventati a terra e distrutti, segni evidenti di un’azione violenta e deliberata che ha trasformato un luogo di raccoglimento in uno scenario di devastazione.
Rabbia e sgomento uniscono la comunità
Nel suo messaggio, l’autore della denuncia parla apertamente di un atto che non può essere ridotto a un semplice furto o a una bravata.
«È stato un oltraggio alla memoria e al dolore delle famiglie», scrive, sottolineando come colpire un cimitero significhi calpestare i sentimenti di chi vi si reca per piangere un padre, una madre o un figlio. Parole dure, cariche di rabbia e dolore, rivolte contro chi viene definito senza mezzi termini “un miserabile senza dignità”.
Il post richiama anche il senso di appartenenza della comunità trabiese, ricordando che il cimitero non è soltanto un luogo fisico, ma «la casa della memoria collettiva».
Un’offesa che, secondo il cittadino, non riguarda solo i familiari delle tombe colpite, ma l’intero paese.
Non si tratta, purtroppo, di un episodio isolato. Negli anni, sia a Trabia che in altri comuni del comprensorio, come Termini Imerese, si sono verificati più volte atti simili: furti, danneggiamenti e profanazioni compiute da veri e propri sciacalli, capaci di colpire anche nei luoghi più sacri. Una piaga che ciclicamente riemerge e che lascia dietro di sé un senso di impotenza e di profonda amarezza.
La speranza, condivisa da molti cittadini, è che i responsabili vengano individuati al più presto e chiamati a rispondere delle proprie azioni, non solo per i danni materiali causati, ma per l’offesa morale inflitta a un’intera comunità. Perché, come scritto nel post che ha fatto da detonatore all’indignazione collettiva, «chi ruba ai morti, in realtà, ha già perso tutto».

