Il cerchio si stringe attorno alla famiglia di Anna Rosa Bartolotta, la bambina di quattro anni morta il 20 agosto all’Ospedale dei Bambini di Palermo dopo aver contratto la difterite. Sono almeno dieci i familiari risultati positivi ai tamponi nell’ambito dell’indagine epidemiologica condotta dall’Asp di Palermo. Si tratta soprattutto di minori, attualmente in buone condizioni e senza quadri clinici gravi, anche grazie alla copertura vaccinale ricevuta.
La positività dei familiari amplia il quadro dell’emergenza sanitaria e rende ancora più urgente individuare l’origine della catena di trasmissione. L’Asp sta infatti cercando di ricostruire tutti i contatti avuti dalla bambina e dalla sua famiglia per arrivare al cosiddetto paziente zero, ovvero la persona che potrebbe aver introdotto il batterio nel nucleo familiare.
Dieci positivi, ma nessuno è in gravi condizioni
I nuovi casi riguardano prevalentemente bambini e ragazzi. A differenza di Anna Rosa, però, i familiari risultati positivi avevano ricevuto almeno una dose di vaccino o completato il ciclo previsto. La vaccinazione non impedisce necessariamente la colonizzazione o la positività al batterio, ma rappresenta una protezione fondamentale contro le forme gravi della malattia.
Per tutti è stato disposto l’isolamento, misura necessaria per evitare ulteriori trasmissioni. L’Asp continua nel frattempo a sottoporre a tampone le persone che hanno avuto contatti stretti con la bambina o con i familiari già individuati. Più di 40 persone erano state inizialmente coinvolte nella prima fase dell’indagine epidemiologica.
La profilassi antibiotica sotto controllo diretto
Uno degli aspetti sui quali si concentrano ora le verifiche riguarda la profilassi antibiotica somministrata ai contatti stretti.
Secondo quanto riportato nelle ultime ore, alcuni familiari sono risultati positivi nonostante avessero già dovuto iniziare la terapia preventiva. Da qui la necessità di verificare che il trattamento sia stato effettivamente assunto secondo le indicazioni ricevute.
L’Asp avrebbe quindi deciso di modificare l’antibiotico utilizzato e di adottare una modalità di somministrazione particolarmente rigorosa: il farmaco viene somministrato direttamente dagli operatori sanitari, sotto la loro supervisione, così da garantire l’effettiva assunzione della terapia. Una scelta che punta soprattutto a interrompere ogni possibile passaggio del batterio all’interno della rete familiare e dei contatti più stretti.
Migliorano le condizioni del cuginetto di Anna Rosa
Arrivano intanto notizie positive dall’Ospedale dei Bambini per il cuginetto di quattro anni di Anna Rosa, risultato positivo alla difterite e ancora ricoverato in isolamento.
Il bambino sta migliorando clinicamente. A differenza della piccola, aveva ricevuto le prime tre dosi del ciclo vaccinale e questo elemento, secondo quanto riferito dai sanitari, avrebbe contribuito a rendere la malattia meno aggressiva. Il piccolo rimane comunque sotto osservazione e in isolamento insieme ai genitori, che non presentano sintomi.
Anche gli altri bambini della famiglia di Anna Rosa sono stati sottoposti agli interventi vaccinali e profilattici previsti. Il fratello maggiore, di 12 anni, risultava già coperto dal ciclo vaccinale previsto per la sua età.
La caccia al paziente zero
Il nodo centrale resta però l’origine del contagio.
Perché Anna Rosa, non vaccinata, abbia contratto la difterite è necessario capire da chi abbia ricevuto il batterio. L’Asp ha avviato un’indagine epidemiologica che parte dal nucleo familiare e si estende progressivamente alla rete di persone entrate in contatto con la bambina.
«Stiamo svolgendo diverse attività», ha spiegato il direttore del Dipartimento di Prevenzione dell’Asp di Palermo, Bruno Marsala, indicando tra le priorità proprio la ricerca del paziente zero e il tracciamento dei contatti successivi.
L’ipotesi è che il batterio possa essere stato introdotto nella cerchia familiare da una persona che potrebbe aver avuto un’infezione non riconosciuta o una colonizzazione senza sintomi evidenti. È uno degli scenari che gli specialisti stanno valutando nella ricostruzione epidemiologica.
Un’indagine che si muove tra sanità e magistratura
Parallelamente all’attività dell’Asp prosegue l’inchiesta della magistratura sulla morte della bambina.
I genitori di Anna Rosa sono indagati per omicidio colposo per omissione, in relazione alla mancata vaccinazione della figlia. La Procura ha inoltre avviato un procedimento presso la Procura per i minorenni per valutare la situazione degli altri figli della coppia.
L’autopsia sul corpo della bambina è stata programmata per mercoledì e dovrà contribuire a chiarire ulteriormente le cause e il decorso della malattia. Gli inquirenti stanno inoltre acquisendo la documentazione sanitaria relativa ai ricoveri della piccola e ascoltando i sanitari che l’hanno assistita.
Lo Zen e la difficoltà di ricostruire i contatti
L’indagine sanitaria si sviluppa in un contesto particolarmente delicato, quello dello Zen di Palermo, dove le autorità stanno cercando di ricostruire una rete di contatti molto ampia.
La Procura per i minorenni ha evidenziato anche le difficoltà incontrate nella diffusione delle vaccinazioni nel quartiere e ha disposto verifiche nelle scuole della zona per accertare la situazione delle coperture vaccinali.
Per l’Asp il lavoro è quindi su più fronti: individuare eventuali altri positivi, garantire la profilassi, verificare l’aderenza alle terapie, isolare i soggetti contagiosi e ricostruire la catena epidemiologica.
Il vaccino resta la principale barriera
Il caso di Palermo riporta al centro dell’attenzione una malattia che in Italia è diventata estremamente rara proprio grazie alla vaccinazione.
La vicenda della famiglia Bartolotta mostra però anche la differenza che la copertura vaccinale può determinare nell’evoluzione della malattia: mentre Anna Rosa, non vaccinata, è morta, il cuginetto della stessa età e gli altri familiari risultati positivi, vaccinati con copertura completa o parziale, non presentano al momento condizioni cliniche gravi.
Ora l’obiettivo dei sanitari è uno solo: spezzare la catena di trasmissione prima che il focolaio possa allargarsi oltre la cerchia dei contatti già individuati. La ricerca del paziente zero continua, mentre a Palermo l’Asp mantiene alta l’attenzione su ogni nuovo possibile caso.

