Il 24 settembre al Torracchio S.C. un appuntamento promosso dal Lions Club Termini Himera Cerere, in collaborazione con il Palermo Calcio e con il patrocinio della FIGC Sicilia – LND. Al centro, il calcio femminile, la crescita delle giovani atlete e il diritto di ogni ragazza a vivere lo sport senza stereotipi e barriere.
Lo sport come diritto, come spazio di crescita e come linguaggio capace di abbattere differenze e pregiudizi. È questo il filo conduttore dell’iniziativa “Diritto allo Sport e Inclusività”, promossa dal Lions Club Termini Himera Cerere, in collaborazione con il Palermo Calcio e con il patrocinio della FIGC Sicilia – Lega Nazionale Dilettanti.
L’appuntamento è in programma giovedì 24 settembre alle ore 15.30, presso il Torracchio S.C. di Termini Imerese, e unirà momenti di confronto istituzionale e sportivo a una partita amichevole tra il Torracchio e la formazione Under 15 femminile del Palermo.
Non si tratta soltanto di parlare di calcio. La scelta di mettere al centro una squadra giovanile femminile rappresenta infatti l’occasione per affrontare un tema più ampio: il diritto di bambine e ragazze ad avere le stesse opportunità di praticare sport, coltivare il proprio talento e immaginare nello sport un possibile percorso di crescita personale e professionale.
Il messaggio: il talento non ha genere
“Non chiamarlo calcio femminile. Chiamalo calcio”.
Lo slogan scelto per l’iniziativa sintetizza una riflessione che negli ultimi anni ha accompagnato la trasformazione del movimento calcistico italiano. Il calcio praticato dalle donne non è più una realtà marginale o semplicemente complementare a quella maschile: è diventato un settore strutturato, con campionati, settori giovanili, percorsi federali e, dal 2022-23, anche un campionato di Serie A professionistico.
Secondo i dati FIGC più recenti, nella stagione 2024-25 le calciatrici tesserate erano circa 46 mila, quasi il doppio rispetto al 2016-17. È cresciuta anche la pratica amatoriale, arrivata a circa 140 mila praticanti nel 2024.
La trasformazione riguarda soprattutto le nuove generazioni. Tra il 2008 e il 2024, le tesserate nella fascia 10-15 anni sono passate da 6.628 a 19.958, più che triplicando. Nello stesso periodo, secondo il ReportCalcio della FIGC, il numero complessivo delle calciatrici tesserate è più che raddoppiato.
Sono numeri che raccontano un cambiamento culturale prima ancora che sportivo: sempre più ragazze stanno trovando nel calcio un luogo nel quale esprimersi, competere, socializzare e costruire la propria identità sportiva.
Dal diritto alla pratica: perché l’inclusione passa dai campi
Parlare di inclusività significa però andare oltre la semplice possibilità formale di partecipare.
Perché il diritto allo sport sia effettivo occorre che ragazze e ragazzi possano trovare strutture, società sportive, allenatori, percorsi formativi e occasioni di confronto. Occorre, soprattutto, che nessuno venga indotto a pensare che esistano sport “da maschi” e sport “da femmine”.
In questo senso, iniziative territoriali come quella organizzata a Termini Imerese possono assumere un valore particolare. Portare il tema dell’inclusione direttamente su un campo di calcio significa trasformare un principio astratto in un’esperienza concreta: ragazze che giocano, famiglie che partecipano, società sportive che collaborano e istituzioni che discutono di opportunità.
Anche in Sicilia il movimento sta sviluppando iniziative rivolte alle più giovani. Nel giugno 2026, per esempio, la quinta edizione di “Ragazze con i Tacchetti”, promossa dal Comitato Regionale Sicilia della LND, ha coinvolto oltre 330 bambine e ragazze provenienti da diverse realtà dell’Isola, attraverso un percorso che ha coinvolto società sportive e istituti scolastici.
È proprio dalla base che può consolidarsi la crescita futura.
Il percorso del calcio femminile italiano
Il cambiamento degli ultimi anni è il risultato di un percorso lungo. La Serie A femminile è entrata ufficialmente nell’orbita FIGC nella stagione 1986-87; dal 2018-19 è organizzata direttamente dalla Federazione e dal 2022-23 le calciatrici della massima serie hanno acquisito lo status di professioniste.
Il professionismo ha rappresentato un passaggio importante, ma non esaurisce il percorso. La stessa FIGC sottolinea oggi la necessità di consolidare la sostenibilità del movimento e, soprattutto, di ampliare la profondità della base, rafforzando i settori giovanili e la continuità territoriale.
La crescita è accompagnata anche da una maggiore attenzione del pubblico. Il report FIGC-Deloitte relativo alla stagione 2024-25 evidenzia una community digitale della Serie A Women di 23 milioni di follower e un impatto economico complessivo stimato in circa 3,2 miliardi di euro sul PIL italiano.
Ma forse il dato più significativo resta quello delle bambine e delle adolescenti che scelgono di cominciare a giocare.
Il valore di un pallone per una ragazza
È proprio qui che un evento come quello di Termini Imerese assume un significato che va oltre il risultato della partita.
Una ragazzina che entra in campo non sta semplicemente disputando una gara. Sta sperimentando responsabilità, confronto, collaborazione, rispetto delle regole e capacità di affrontare vittorie e sconfitte. Sta imparando a stare in un gruppo e, allo stesso tempo, a riconoscere il proprio valore individuale.
La FIGC considera infatti il calcio anche uno strumento educativo e di inclusione. Attraverso i propri programmi giovanili, la Federazione ha sviluppato negli anni percorsi che uniscono formazione tecnica e crescita personale; il progetto Calcio+, ad esempio, coinvolge giovani calciatrici delle categorie U13, U14 e U15 all’interno di un percorso federale di formazione tecnica e personale.
La partita del 24 settembre, dunque, può diventare simbolicamente una fotografia di questa evoluzione: una generazione di giovani calciatrici che non chiede semplicemente di essere ammessa nel calcio, ma di essere riconosciuta pienamente come parte del calcio.
Il ruolo delle istituzioni e delle realtà associative
L’iniziativa coinvolge una pluralità di soggetti: dal Lions Club alle istituzioni locali, dalla realtà federale alle società sportive. Un modello di collaborazione che richiama una responsabilità condivisa.
Il programma prevede i saluti istituzionali della sindaca di Termini Imerese Maria Terranova e della presidente del Lions Club Termini Himera Cerere Tania Passafiume, seguiti dagli interventi di rappresentanti del mondo sportivo, giuridico e federale. Tra i relatori indicati figurano Maria Valentina Morgana, Mario Conte, Giuseppe Geria e Fabrizio Giambona, mentre le conclusioni sono affidate all’avvocato Salvatore Priola, 2° Vice Governatore del Distretto 108 YB Sicilia. La moderazione sarà curata da Tania Passafiume.
Il confronto toccherà quindi diversi aspetti: non soltanto la pratica sportiva, ma anche le condizioni necessarie affinché l’attività giovanile possa svilupparsi in modo organizzato, sicuro e realmente accessibile.
Un appuntamento che guarda al futuro
La presenza del Palermo FC assume inoltre un significato concreto sul piano della formazione. Il club rosanero dispone di un articolato settore femminile giovanile: nella stagione 2025-26 la formazione Under 15 femminile ha partecipato al relativo campionato nazionale, mentre il Palermo ha preso parte anche ai percorsi Under 17 e Under 12 femminili.
È proprio il settore giovanile il luogo nel quale il cambiamento culturale può diventare strutturale. Se una bambina vede altre ragazze giocare, competere e ricevere attenzione, diventa più naturale immaginare per sé la stessa possibilità.
Il messaggio dell’iniziativa, quindi, può essere letto in una prospettiva più ampia: l’inclusione non consiste soltanto nell’aprire una porta, ma nel fare in modo che chi entra possa trovare condizioni adeguate per restare, crescere e raggiungere i propri obiettivi. E il calcio, con la sua capacità di coinvolgere comunità, famiglie e giovani, può rappresentare uno degli strumenti attraverso cui questa trasformazione prende forma.
Il 24 settembre a Termini Imerese, prima ancora del fischio d’inizio, il campo sarà dunque il luogo nel quale affermare un principio semplice: ogni ragazza deve poter scegliere di giocare a calcio, trovare il proprio spazio e misurarsi con il proprio talento, senza che il genere rappresenti una barriera.

