Ci sono vite che sembrano scritte per il teatro. Vite fatte di incontri, di parole dette sottovoce, di luci che si accendono sul palcoscenico e di sipari che, prima o poi, devono calare. Quella di Fabio Grossi è stata una di queste.
È morto a 68 anni l’attore e regista teatrale romano, una vita trascorsa tra palcoscenico, cinema e televisione e, soprattutto, accanto a Leo Gullotta, compagno di vita e di lavoro per oltre quarant’anni. La notizia, dopo essere circolata sui social, è stata confermata dalla famiglia. Nel 2019 Grossi e Gullotta avevano scelto di unirsi civilmente, dando forma pubblica a un legame costruito nel corso di decenni.
Fabio Grossi e Leo Gullotta, una storia d’amore lunga una vita
Si erano incontrati quando erano ancora giovani e da allora avevano costruito una relazione capace di attraversare oltre quattro decenni, condividendo vita privata e professione. Un amore cresciuto lontano dal clamore, in un’epoca in cui vivere apertamente una relazione omosessuale nel mondo dello spettacolo non era sempre semplice.
Grossi e Gullotta avevano scelto di proteggere a lungo la loro intimità, lasciando che fosse il tempo a raccontare la solidità del loro rapporto. Poi, nel 2019, arrivò l’unione civile. Una scelta che non rappresentava l’inizio della loro storia, ma il riconoscimento di un percorso cominciato molti anni prima.
Accanto all’amore c’era il lavoro. I due avevano trasformato la loro sintonia personale anche in un sodalizio artistico, con Grossi spesso dietro le quinte e Gullotta sul palcoscenico. Un rapporto fatto di prove, tournée, spettacoli, successi e inevitabili difficoltà, ma anche di una quotidianità condivisa che andava ben oltre il teatro.
Negli anni Grossi firmò la regia di numerosi spettacoli interpretati da Gullotta, tra cui Il piacere dell’onestà, Minnazza, Le allegre comari di Windsor e Sogno di una notte di mezza estate. Sul palco e dietro le quinte, i loro percorsi continuarono così a incontrarsi, fino agli anni più recenti.
Dagli esordi al cinema
Fabio Grossi aveva incontrato il teatro quando era ancora giovane. Il debutto arrivò nel 1977, con L’uomo, la bestia e la virtù di Luigi Pirandello, diretto da Edmo Fenoglio. Da quel momento il palcoscenico sarebbe diventato una presenza costante, un luogo in cui cercare personaggi, storie e nuove possibilità espressive.
Poi arrivò il cinema. Negli anni Ottanta Grossi fu tra gli interpreti della commedia italiana popolare, apparendo in Mia moglie torna a scuola, I fichissimi di Carlo Vanzina, Pierino contro tutti e W la foca. Prestò inoltre la voce a Carluccio, il genero di Lino Banfi in Occhio malocchio, prezzemolo e finocchio.
La televisione lo portò nelle case degli italiani. Lavorò con Nanni Loy e Renzo Arbore e partecipò a fiction come Le ragazze di Piazza di Spagna, Commesse 2 e Un ciclone in famiglia. Ma la sua carriera non rimase confinata alla commedia. Grossi seppe misurarsi anche con storie e autori lontani dai registri più leggeri, recitando in Vajont, Fatti della banda della Magliana e L’amico di famiglia di Paolo Sorrentino.
Il teatro come casa
A partire dal Duemila Grossi si dedicò sempre più alla regia e alla drammaturgia. Tra i suoi lavori c’è Ecce Homo, rappresentazione della Passione ispirata a una laude umbra del Duecento. Un percorso nel quale la ricerca teatrale si intrecciò con una crescente attenzione alla parola, alla tradizione e ai grandi testi della letteratura.
Il teatro divenne progressivamente il centro della sua vita professionale. E fu proprio lì che il sodalizio con Gullotta trovò una delle sue espressioni più profonde.
Nel 2024, con In ogni vita la pioggia deve cadere, il loro percorso artistico tornò ancora una volta a incrociarsi sul palcoscenico del Teatro Stabile di Catania. Un titolo che oggi, dopo la scomparsa di Grossi, assume un significato inevitabilmente diverso.
Fabio Grossi se ne va dopo aver attraversato quasi mezzo secolo di spettacolo italiano.
Attore, regista, autore e uomo di teatro, ha conosciuto il cinema popolare e quello d’autore, la televisione, il doppiaggio e soprattutto quel mondo fatto di quinte, luci e palcoscenici nel quale aveva trovato la propria casa.
Ma accanto alla carriera resta la storia personale. Quella di due uomini che hanno scelto di condividere una vita, prima ancora che un palcoscenico. Più di quarant’anni insieme, fino a quel 2019 in cui decisero di unirsi civilmente.
Ora il sipario è calato per l’ultima volta.
Per Leo Gullotta, e per chi ha conosciuto Fabio Grossi, resta una lunga storia d’amore e di teatro. Una storia che il tempo, almeno quella volta, non è riuscito a cancellare.

