La requisitoria shock della Procura di Termini Imerese: richiesti 30 anni per Giovanni Barreca e l’ergastolo per i due complici. Il pm: “Nella villetta si è consumata una vera mattanza“.
Una delle pagine più agghiaccianti della cronaca italiana degli ultimi anni torna al centro dell’attenzione giudiziaria. Nel processo per la strage di Altavilla Milicia, in provincia di Palermo, la Procura di Termini Imerese ha chiesto una condanna a 30 anni di reclusione per Giovanni Barreca, il muratore accusato di aver sterminato la propria famiglia nel febbraio 2024.
Secondo l’accusa, Barreca avrebbe ucciso la moglie Antonella Salamone e i figli Kevin ed Emanuel al termine di una lunga escalation di violenze, torture e deliranti riti pseudo-religiosi finalizzati a “scacciare il demonio”. Per i due coimputati, Sabrina Fina e Massimo Carandente, considerati partecipi delle sevizie e degli omicidi, la Procura ha chiesto invece la condanna all’ergastolo.
La differenza di pena
La richiesta di una pena inferiore per Barreca non dipende da una minore responsabilità nei fatti contestati. Per gli inquirenti, infatti, l’uomo sarebbe affetto da una parziale infermità mentale, elemento che ha portato la Procura a formulare una richiesta diversa rispetto a quella avanzata per i due complici.
“Una vera e propria mattanza”
Durante la requisitoria, il pubblico ministero Manfredi Lanza ha utilizzato parole durissime per descrivere quanto avvenuto all’interno della villetta di Altavilla Milicia.
“In quella casa si è consumata una vera e propria mattanza”, ha affermato il magistrato ricostruendo i momenti che precedettero il triplice omicidio.
Secondo gli atti processuali, le vittime sarebbero state sottoposte a giorni di torture fisiche e psicologiche. Particolarmente drammatica la posizione del piccolo Emanuel, appena sei anni all’epoca dei fatti, che sarebbe stato colpito ripetutamente con oggetti domestici durante le presunte pratiche di “liberazione” dal demonio.
Il pm ha inoltre ricordato un dettaglio emerso dalle indagini: sul polpaccio di Sabrina Fina sarebbe stato rinvenuto un morso attribuito a una delle vittime durante le torture.
Il corpo della moglie bruciato
Uno degli aspetti più sconvolgenti dell’intera vicenda riguarda la sorte di Antonella Salamone. Dopo l’omicidio, il corpo della donna venne dato alle fiamme.
Durante l’udienza, il pm ha riferito che i resti furono trovati in condizioni tali da rendere estremamente difficile persino l’identificazione genetica.
“Sembrava che le ossa fossero state in un forno crematorio”, ha dichiarato il magistrato, sottolineando il livello di distruzione provocato dall’incendio.
Il delirio mistico e i “fratelli di Dio”
Al centro del processo c’è anche il contesto ideologico nel quale sarebbe maturata la strage. Barreca, insieme a Fina e Carandente, avrebbe sviluppato una convinzione ossessiva: la presenza di entità demoniache all’interno della famiglia e dell’abitazione.
I tre adulti si definivano “fratelli di Dio” e avrebbero organizzato sessioni di preghiera collettiva sempre più estreme, culminate nelle torture e negli omicidi.
L’unica superstite della famiglia è Miriam Barreca, la figlia maggiore, che all’epoca aveva 17 anni.
Il caso di Miriam: condannata e poi assolta
La posizione della giovane ha rappresentato uno dei capitoli più delicati dell’intera vicenda giudiziaria.
In primo grado era stata condannata a 12 anni e 8 mesi per concorso nella strage. Successivamente la Corte d’Appello ha ribaltato completamente la decisione, assolvendo la ragazza.
I giudici hanno ritenuto che Miriam non fosse pienamente capace di intendere e di volere nel contesto in cui si trovava, evidenziando sia la minore età sia la profonda condizione di soggezione psicologica esercitata dagli adulti coinvolti.
Oggi la giovane vive in una struttura protetta fuori dalla Sicilia, dove segue un percorso terapeutico e di recupero monitorato da specialisti.
Il dolore della famiglia: “Peggio di un film dell’orrore”
Tra i momenti più intensi dell’udienza, le parole di Calogero Salamone, fratello di Antonella.
“Meritano tutti l’ergastolo. Quello che hanno fatto è stato peggio di un film dell’orrore”, ha dichiarato con commozione davanti ai giornalisti.
Per i familiari delle vittime, nessuna attenuante può cancellare la brutalità di quanto accaduto nella villetta di Altavilla Milicia, diventata simbolo di una tragedia che continua a scuotere l’opinione pubblica italiana.
Il processo proseguirà il 10 giugno con le arringhe difensive, in attesa della sentenza che dovrà stabilire le responsabilità definitive di uno dei casi di cronaca nera più sconvolgenti degli ultimi anni.


