Nove persone sono finite sotto osservazione medica dopo aver accusato sintomi riconducibili a una possibile intossicazione alimentare causata dal consumo di pesce acquistato da venditori ambulanti operanti tra Bagheria e Casteldaccia. L’episodio, che ha fatto scattare immediatamente i controlli delle autorità sanitarie e delle forze dell’ordine, ha acceso i riflettori sulla tracciabilità dei prodotti ittici commercializzati attraverso canali non sempre facilmente verificabili.
I sintomi analoghi
I pazienti si sono rivolti nelle ultime ore alla guardia medica e al Presidio territoriale di emergenza di Bagheria lamentando sintomi analoghi: nausea, vomito, eruzioni cutanee e tachicardia. Un quadro clinico che ha indotto i sanitari a ipotizzare una correlazione con l’alimentazione. Tutti i soggetti coinvolti, infatti, hanno riferito di aver consumato alalunga poco prima della comparsa dei disturbi.
Il “tonno bianco”: l’alalunga
L’alalunga, conosciuta anche come tonno bianco (Thunnus alalunga), è una specie molto apprezzata sulle tavole siciliane. Tuttavia, come altri grandi pesci pelagici, può essere soggetta a fenomeni di alterazione se non viene conservata correttamente lungo tutta la catena del freddo.
Tra le ipotesi al vaglio degli esperti vi è quella di una possibile contaminazione da istamina, una tossina che può svilupparsi nei tessuti del pesce in seguito a una cattiva conservazione e che provoca sintomi molto simili a quelli registrati nei pazienti.
Non appena emersa la possibile correlazione tra il consumo del prodotto ittico e il malessere accusato dai pazienti, il personale sanitario ha provveduto a segnalare il caso ai carabinieri.
Le indagini si sono immediatamente concentrate sull’individuazione dei punti vendita e sulla provenienza del lotto di pesce consumato.
Parallelamente, il Dipartimento di Prevenzione dell’Asp di Palermo ha avviato un’indagine epidemiologica per ricostruire l’intera catena distributiva del prodotto. Gli ispettori stanno verificando se il pesce sia stato commercializzato nel rispetto delle norme vigenti in materia di sicurezza alimentare e se possano esserci altre persone che hanno acquistato lo stesso lotto senza aver ancora manifestato sintomi.
Le verifiche sanitarie hanno coinvolto finora la guardia medica di Bagheria e i pronto soccorso degli ospedali Buccheri La Ferla e Policlinico di Palermo, dove sono stati raccolti i dati clinici necessari per definire con maggiore precisione la natura dell’episodio.
Secondo quanto trapela dagli ambienti sanitari, nessuna delle persone coinvolte versa in condizioni preoccupanti. Tutti i pazienti hanno ricevuto le cure necessarie e sono costantemente monitorati. Resta tuttavia alta l’attenzione delle autorità, che intendono accertare eventuali responsabilità e prevenire ulteriori casi.
La sicurezza nella vendita ambulante
L’episodio ripropone il tema della sicurezza nella vendita ambulante di prodotti ittici, particolarmente diffusa lungo le coste siciliane. La normativa prevede rigorosi obblighi di tracciabilità, conservazione e trasporto del pesce destinato al consumo umano, proprio per evitare rischi per la salute pubblica. Per questo motivo gli investigatori stanno lavorando per ricostruire ogni passaggio della filiera e verificare il rispetto delle procedure previste.
Nelle prossime ore potrebbero arrivare i risultati degli accertamenti effettuati sui campioni di pesce eventualmente recuperati e sulle cartelle cliniche dei pazienti coinvolti. Solo allora sarà possibile stabilire con certezza l’origine della contaminazione e comprendere se si sia trattato di un episodio isolato o di un problema più ampio legato alla distribuzione del prodotto.
Nel frattempo, le autorità sanitarie invitano i cittadini ad acquistare pesce esclusivamente da operatori autorizzati e a prestare particolare attenzione alle condizioni di conservazione dei prodotti ittici, soprattutto durante i mesi estivi, quando le alte temperature possono favorire il deterioramento degli alimenti.


