Le parole arrivano come un pugno allo stomaco. Sono dure, nette, senza possibilità di fraintendimenti. Ancora una volta la sindaca di Termini Imerese, Maria Terranova, è finita nel mirino di minacce di morte e messaggi intimidatori che, negli ultimi mesi, hanno coinvolto non solo lei ma anche l’intera giunta comunale.
Non è più un episodio isolato, né una parentesi momentanea. «Ormai gli auguri di morte sono diventati la normalità», denuncia il primo cittadino, fotografando un clima che definisce apertamente “avvelenato”, costruito – secondo la sindaca – da chi ha scelto lo scontro e l’intimidazione come strumenti di pressione politica.
La linea del sindaco: legalità senza arretramenti
Terranova non arretra e ribadisce la propria linea con fermezza: «Sia chiaro una volta per tutte: io continuerò ad applicare la legge». Una presa di posizione che affonda le radici in una lettura lucida e impietosa della storia recente della città.
«Perché questa città non è stata distrutta dalle regole, ma 𝐝𝐚 𝐝𝐞𝐜𝐞𝐧𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐥𝐢𝐞𝐧𝐭𝐞𝐥𝐚𝐫𝐢 𝐬𝐜𝐡𝐢𝐟𝐨𝐬𝐞, da favori elargiti sottobanco, da silenzi comodi, da diritti calpestati senza vergogna».
Quando si prova a ristabilire le regole, il sistema reagisce
Secondo la sindaca, lo schema è sempre lo stesso: ogni volta che si tenta di ristabilire legalità e trasparenza, quel sistema reagisce.
«Ed è sempre lo stesso copione: 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐚 𝐚 𝐫𝐢𝐬𝐭𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐫𝐞 𝐥𝐞𝐠𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐞 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐩𝐚𝐫𝐞𝐧𝐳𝐚, 𝐪𝐮𝐞𝐥 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐫𝐢𝐞𝐦𝐞𝐫𝐠𝐞, 𝐫𝐢𝐧𝐠𝐡𝐢𝐚, 𝐚𝐭𝐭𝐚𝐜𝐜𝐚, 𝐦𝐢𝐧𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚.», spiega, descrivendo un meccanismo che si difende con l’aggressività ogni volta che viene messo in discussione.
Nel mirino della denuncia anche il modo in cui, in alcune circostanze, vengono gestite situazioni di fragilità sociale.
«Invece di attivare i servizi sociali, coinvolgere le istituzioni competenti e costruire soluzioni vere, umane e dignitose – sottolinea Terranova – si preferisce sbattere persone fragili in prima pagina, usarle come carne da propaganda, alimentando rabbia e odio per meri interessi politici.
Questo non è stare dalla parte della comunità, è speculare sulla pelle delle persone».
Il prezzo dell’esposizione e la scelta di non piegarsi
La consapevolezza del prezzo da pagare accompagna ogni parola. «So benissimo che rompere certi meccanismi significa esporsi, significa pagare un prezzo», ammette. Ma il messaggio resta inequivocabile: «Non mi piego ai ricatti, non mi faccio intimidire, non arretrerò di un millimetro».
Nei prossimi giorni, una volta superato lo scossone emotivo di quanto accaduto, la sindaca annuncia che tornerà a parlare pubblicamente del cosiddetto “sistema delle case popolari” a Termini Imerese. Un racconto che, promette, servirà a spiegare come funzionava in passato e come, ancora oggi, qualcuno ritenga di poter continuare a usarlo come terreno di scambio e di consenso, trattando le persone come semplici pedine.
«Nei prossimi giorni, appena mi riprenderò da tutto questo schifo -afferma il primo cittadino -, 𝐯𝐢 𝐫𝐚𝐜𝐜𝐨𝐧𝐭𝐞𝐫𝐨̀ 𝐢𝐥 “𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐜𝐚𝐬𝐞 𝐩𝐨𝐩𝐨𝐥𝐚𝐫𝐢”: come funzionava a Termini Imerese e come, ancora oggi, qualcuno che dice di avere Termini nel cuore pensa di poter continuare a giocarci sopra, usando le persone come pedine.
La dichiarazione si chiude con una frase che suona come un impegno politico e personale insieme: «Io sto dalla parte della legge, della dignità e della verità. E non mi fermerò».

