Palermo, via Maqueda trasformata in un’arena di sangue: turisti in fuga, città ostaggio della violenza

La cartolina di Palermo che ogni giorno accoglie migliaia di turisti si è trasformata, oggi all’ora di pranzo, in un teatro di guerra. Via Maqueda, cuore pulsante del centro storico, è stata travolta da una rissa brutale: bottiglie rotte, coltelli, urla disumane e sangue sull’asfalto.

All’altezza del vicolo Santa Rosalia, due gruppi rivali – una decina di cittadini tunisini – si sono affrontati senza pietà, trasformando la strada in una trappola per chi si trovava lì per caso. Decine di turisti, venuti per ammirare le bellezze di Palermo, hanno vissuto attimi di puro terrore: c’è chi è rimasto paralizzato, chi ha cercato riparo nei negozi, chi è fuggito trascinando i figli via dal caos.

“Sembrava un’esecuzione in pieno giorno. La gente correva ovunque, le urla si mescolavano ai colpi delle bottiglie spaccate. I turisti piangevano, avevano il terrore negli occhi”, racconta un commerciante che ha assistito alla scena.

Il sangue colava dalle mani e dalle braccia dei contendenti, mentre la folla si disperdeva in ogni direzione. L’arrivo dei carabinieri ha messo fine all’assurdo duello urbano, ma i responsabili sono riusciti a disperdersi nei vicoli, lasciando dietro di sé solo feriti, panico e una città sempre più ostaggio della violenza.

Secondo le prime ricostruzioni, dietro lo scontro si nasconderebbe la lotta per il controllo del traffico di droga nel centro storico. Una guerra silenziosa che ora esplode in pieno giorno, davanti ai turisti, trasformando Palermo in un set di violenza metropolitana.

Intanto i visitatori, sconvolti, abbandonavano l’area come reduci da un incubo.

“Volevano solo tornare nei loro alberghi, ma tremavano dalla paura. Questa non è l’immagine che Palermo merita di dare al mondo”, denuncia chi ha assistito.

Oggi via Maqueda non ha mostrato il suo volto di bellezza e storia. Ha mostrato invece quello di una città che rischia di essere sopraffatta da degrado e criminalità, mentre i cittadini restano spettatori impotenti di un dramma quotidiano.

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