La Procura della Repubblica di Termini Imerese ha chiesto il rinvio a giudizio per un giovane di 25 anni, Daniele Luigi Fallica, accusato di atti persecutori nei confronti di una ragazza di 19 anni. La vittima, assistita dall’avvocato Loredana Mancino, avrebbe vissuto per mesi in un clima di terrore, sviluppando forti stati d’ansia e un costante timore per la propria incolumità.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il giovane avrebbe più volte minacciato la ragazza evocando uno dei casi più drammatici della cronaca recente del territorio: «Se vai con altri ragazzi farai la fine di Roberta Siragusa», le avrebbe detto. Un riferimento che assume un peso ancora più inquietante considerando la brutalità di quella vicenda.
Roberta Siragusa, giovane di Caccamo, fu uccisa nella notte tra il 23 e il 24 gennaio 2021. Il suo corpo venne ritrovato in un dirupo nei pressi del Monte San Calogero dopo essere stato dato alle fiamme. Per quel delitto è stato condannato in via definitiva l’ex fidanzato Pietro Morreale. Un caso che ha profondamente segnato l’opinione pubblica siciliana, diventando simbolo della lotta contro la violenza sulle donne.
Le indagini, coordinate dal pubblico ministero Danilo Angelini, delineano un quadro grave e continuativo di violenze. Il 27 ottobre 2025, a Ficarazzi, il 25enne avrebbe appiccato il fuoco a una casetta abbandonata sul lungomare, per poi minacciare la giovane con un coltello, puntandolo all’altezza dello stomaco. In quell’occasione, tenendola per la gola, le avrebbe urlato di voler diventare come Morreale.
Non si tratterebbe di un episodio isolato.
Nel corso dei mesi, tra ottobre 2024 e ottobre 2025, il giovane avrebbe più volte aggredito la vittima, arrivando a colpirla alla testa con una pietra e a sferrarle un pugno allo stomaco. Parallelamente, avrebbe portato avanti una persecuzione anche online, utilizzando diversi profili social falsi per inviarle minacce continue.
Un’escalation di violenza che, secondo l’accusa, avrebbe inciso profondamente sulla vita della ragazza, costretta a vivere nella paura e nell’angoscia quotidiana.
Ora la parola passa al giudice, chiamato a decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura. Una vicenda che riaccende i riflettori su un fenomeno, quello della violenza di genere, che continua a colpire anche il territorio termitano e l’intera Sicilia.

