Sequestri nella villa dove è morta Simona Cinà: gli inquirenti sequestrano 43 bottiglie di alcolici

La villa di via Sant’Isidoro Monte ad Aspra, dove sabato scorso ha perso la vita Simona Cinà, vent’anni, atleta, pallavolista, nuotatrice, è diventata oggi uno scenario inquietante di indagini e sequestri. Un luogo di festa trasformatosi in teatro di morte.

Durante la perquisizione i carabinieri hanno trovato un quadro che smentisce ogni banalizzazione. Venticinque bottiglie di gin. Sei bottiglie di spritz. Dodici bottiglie di spumante. E poi ancora: teli mare sparsi ovunque, biancheria e vestiti abbandonati, appartenenti ai partecipanti di quella che doveva essere una semplice festa di laurea.

In mezzo a tutto questo, un dettaglio agghiacciante: gli indumenti della giovane Simona, proprio quelli descritti dai familiari in lacrime durante la conferenza stampa. Una maglietta verde. Una gonna di jeans. Testimoni silenziosi di un mistero che grida giustizia.

Domani potrebbe essere il giorno della verità. Al Policlinico di Palermo verrà eseguita l’autopsia sul corpo della ragazza, affidata all’anatomopatologo Tommaso D’Anna. Dovrà stabilire se Simona è davvero annegata – e quindi se nei polmoni è presente acqua – o se dietro la sua morte si nasconde altro. Un malore? Una sostanza? Un gesto?

La Procura di Termini Imerese indaga per omicidio colposo. Ma la pista al momento privilegiata parla di una tragedia senza dolo. Una fatalità. Una morte bianca. Ma com’è possibile? – si chiedono i genitori, i due fratelli, tra cui la sua sorella gemella – che un’atleta, una nuotatrice esperta, sia affogata in una piscina piccola, durante una festa, sotto gli occhi di decine di persone?

«Stava bene, non aveva alcun problema di salute» – hanno ribadito ieri i familiari ai carabinieri di Bagheria. La giovane si sottoponeva regolarmente a controlli medici, era idonea alle competizioni, svolgeva attività agonistica. Eppure oggi è morta. E nessuno riesce a spiegare il perché.

Ieri sera, sul corpo della ragazza sono stati eseguiti i primi accertamenti: una TAC, radiografie per individuare fratture, emorragie interne, danni patologici. Esami rivelatisi insufficienti. Gli esperti hanno chiesto anche una risonanza magnetica.

Intanto il tempo passa e il dolore cresce. I risultati degli esami tossicologici e istologici arriveranno tra 45 giorni. Troppo tardi per una famiglia che da giorni non dorme, non mangia, non si dà pace.

All’autopsia di domani sarà presente anche un consulente di parte, nominato dalla famiglia attraverso gli avvocati Gabriele Giambrone e Davide Carnese. Perché nessuno ha intenzione di arrendersi a una verità comoda. Nessuno vuole lasciar morire Simona una seconda volta, nel silenzio.

Quella villa ora è sotto sequestro. Ma il sospetto, come un’ombra, aleggia ancora su quella notte. Troppe bottiglie. Troppi vuoti. Troppi silenzi. E una sola, terribile certezza: una ragazza piena di vita è morta. E qualcuno deve spiegare come.

Related Post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *