Strage di Altavilla Milicia: “Mi hanno plagiata per uccidere mia madre e i miei fratelli”, le parole choc della figlia di Barreca

Il suo ruolo nella strage di Altavilla Milicia resta ancora avvolto da ombre e contraddizioni, ma una certezza emerge: la figlia minorenne di Giovanni Barreca, ritenuto tra gli autori del massacro della moglie Antonella Salamone e dei due figli di 16 e 5 anni, ha dichiarato di essere stata plagiata e costretta a partecipare a un “rito di purificazione” per scacciare i demoni dalla casa, bendata, su indicazione di Massimo Carandente e Sabrina Fina.

Durante il processo ai due cosiddetti “Fratelli di Dio”, la giovane ha raccontato tra lacrime e confusione di aver agito sotto costrizione, in preda al delirio collettivo, e di aver seguito le istruzioni dei due “guru spirituali” che si trovavano nella villetta al momento della strage. In aula, ricordando le torture ai suoi fratellini, la giovane ha avuto un malore, segno di un trauma ancora vivo che si scontra con le dichiarazioni rilasciate nel febbraio 2024 e nel marzo 2025, quando affermava di aver agito “perché la madre lo meritava”.

La ragazza è apparsa molto provata e confusa, ma oggi mostra maggiore consapevolezza rispetto al passato,” ha dichiarato l’avvocato Giovanni Barracato, legale della giovane.

Nel suo racconto, la minore ha spiegato di aver eseguito le indicazioni di Carandente e Fina, che avrebbero ordinato di legare e colpire i familiari per liberare la casa dagli spiriti maligni. Un racconto che si inserisce in un contesto di fanatismo religioso e psicosi collettiva che avrebbe condotto all’atroce massacro.

Dopo le dichiarazioni della ragazza, in aula ha preso la parola Sabrina Fina, che ha rilasciato dichiarazioni spontanee negando ogni coinvolgimento negli omicidi. Carandente, invece, ha scelto il silenzio.

Nel marzo scorso, il Tribunale per i Minorenni aveva condannato la ragazza a 12 anni e 8 mesi di reclusione per l’omicidio della madre e dei due fratelli, una pena ridotta di un terzo per via del rito alternativo, rispetto ai 18 anni richiesti dalla procura minorile.

Il processo a carico della giovane prosegue su un binario parallelo rispetto a quello degli adulti coinvolti, ma il caso rimane uno degli episodi più oscuri e dolorosi degli ultimi anni in Sicilia, dove la follia collettiva, l’estremismo religioso e la vulnerabilità psicologica hanno trovato terreno fertile, trasformando una villetta in collina in un teatro dell’orrore.

Il tribunale dovrà ora valutare le nuove dichiarazioni della ragazza, stabilendo quanto il plagio e la condizione psicologica abbiano inciso sulla sua responsabilità in una tragedia che ha segnato per sempre la comunità di Altavilla Milicia e Termini Imerese.

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