Termini Imerese, Cassazione: annullata la condanna a carico dell’ex assessore Giuseppe Volante

La Corte di Cassazione ha annullato in via definitiva la sentenza di condanna penale nei confronti di Giuseppe Volante, già assessore del Comune di Termini Imerese e, all’epoca dei fatti, candidato al Consiglio comunale. Volante era stato condannato, insieme ad altri due coimputati, alla pena di undici mesi di reclusione per il reato di corruzione elettorale.

L’inchiesta risale al 2014, quando, a seguito di una perquisizione, gli inquirenti avevano sequestrato il telefono cellulare e il computer in uso a Volante, procedendo all’estrazione di messaggi SMS, comunicazioni WhatsApp ed e-mail scambiate con alcuni elettori sia durante sia prima della tornata elettorale di quell’anno.

Sulla base del contenuto delle comunicazioni acquisite, la Procura ritenne che Volante avesse promesso ad alcuni elettori il proprio interessamento per l’ottenimento di posti di lavoro o di altre utilità, in cambio del loro voto, chiedendo così il rinvio a giudizio.

In primo grado il Tribunale assolse Volante da alcune imputazioni, condannandolo per altre alla pena di un anno di reclusione. Successivamente la Corte d’Appello confermò parzialmente le accuse, riducendo la pena a undici mesi.

I difensori di Volante, gli avvocati Francesco Paolo Sanfilippo e Giovanni Di Benedetto, proposero ricorso per Cassazione sollevando l’eccezione di inutilizzabilità dei messaggi e delle e-mail presenti nei dispositivi sequestrati, sostenendo l’esistenza di un vizio di forma nell’acquisizione del materiale.

Secondo la difesa, i Carabinieri avrebbero estratto ed esaminato il contenuto della messaggistica in assenza di uno specifico decreto motivato dell’autorità giudiziaria. Gli avvocati hanno inoltre sostenuto che, pur trattandosi di SMS, messaggi WhatsApp ed e-mail, tali comunicazioni dovessero essere considerate a tutti gli effetti come corrispondenza, e dunque soggette alle garanzie previste dalla Costituzione e dal codice di procedura penale in materia di sequestro e utilizzazione.

Da ciò, secondo i legali, sarebbe derivata l’inutilizzabilità dell’intero materiale probatorio, con conseguente venir meno dell’impianto accusatorio. La difesa ha inoltre denunciato un vizio di motivazione della sentenza di condanna, evidenziando la presunta genericità ed equivocità del contenuto delle comunicazioni, che – secondo i difensori – non avrebbe consentito di affermare con certezza l’esistenza di un “patto corruttivo elettorale”.

La Corte di Cassazione, esaminando le questioni sollevate, ha annullato la condanna senza rinvio nei confronti di Volante, statuendo che nel frattempo il reato nei suoi confronti si era prescritto. Per un altro imputato è stata dichiarata l’estinzione del reato a seguito del decesso, mentre sono state confermate le restanti statuizioni della Corte d’Appello per gli altri coimputati.

La dichiarazione di Giuseppe Volante

A seguito della decisione della Suprema Corte, Giuseppe Volante ha rilasciato la seguente dichiarazione:

“Con l’annullamento della sentenza che mi riguarda si chiude un periodo difficile sul piano umano. Voglio dire, con sincerità, che non è stato facile sopportare l’urto di un’inchiesta giudiziaria e il suo riverbero mediatico quando si è a posto con la propria coscienza.
Nonostante tutto, ho sempre mantenuto ferma fiducia nella giustizia e nelle istituzioni.
Proprio il grande rispetto per le istituzioni mi spinse, all’epoca, a rinunciare alla mia elezione in Consiglio comunale, una scelta che rimane un caso raro nel panorama politico e amministrativo italiano.
In questi anni, la mia attenzione è stata dedicata al mio lavoro e alla mia famiglia, che ringrazio di cuore per il sostegno costante, insieme ai miei legali, ai quali va la mia profonda gratitudine.”

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