Ci sono persone che, senza fare rumore, diventano parte dell’anima di una città. Persone che con il loro lavoro, la loro umiltà e la loro presenza quotidiana riescono a lasciare un segno profondo nella memoria collettiva. Oggi Termini Imerese saluta con commozione uno di questi uomini.
È venuto a mancare Francesco Scalisi, conosciuto da tutti come “Ciccinè u Scarparu”, l’ultimo storico calzolaio della città. Con lui non se ne va soltanto un artigiano, ma un autentico pezzo di storia termitana, testimone di un mestiere antico che ha attraversato intere generazioni.
Nel quartiere della Marina, sotto una modesta abitazione affacciata su una strada silenziosa, c’era la sua bottega. Un luogo dove il tempo sembrava essersi fermato, dove il profumo del cuoio, il rumore degli attrezzi e la pazienza delle mani raccontavano una storia fatta di sacrificio, dedizione e passione.
Francesco aveva imparato l’arte del calzolaio dal padre, Michele Scalisi, in un’epoca in cui ogni oggetto aveva valore e nulla veniva gettato via. Le scarpe non si sostituivano: si riparavano. E proprio quella filosofia del recupero, della cura e del rispetto per le cose ha accompagnato tutta la sua vita.
Da ragazzo osservava il padre lavorare, imparando ogni segreto del mestiere. Con il passare degli anni è diventato un punto di riferimento per intere famiglie di Termini Imerese. Nella sua bottega sono passate migliaia di scarpe: suole consumate, tacchi rotti, cuciture da rifare, pelle da riportare a nuova vita. Ogni intervento era eseguito con precisione, esperienza e quella rara attenzione che solo i veri artigiani sanno offrire.
Il mestiere del calzolaio rappresenta una delle professioni più antiche della tradizione artigiana italiana. Prima dell’avvento della produzione industriale, il “scarparu” era una figura indispensabile nella vita quotidiana: costruiva, riparava e prolungava la vita delle calzature, contribuendo all’economia familiare e diventando un punto di riferimento sociale nei quartieri. Le botteghe erano luoghi di incontro, di racconti e di relazioni umane, oltre che officine di straordinaria abilità manuale. Ciccinè è stato uno degli ultimi custodi di questa preziosa eredità culturale.
Chi lo ha conosciuto ricorda soprattutto la sua gentilezza, il sorriso discreto, la disponibilità e la semplicità che lo hanno sempre contraddistinto. Per tanti non era soltanto il calzolaio di fiducia, ma un volto familiare, una presenza rassicurante che faceva parte del tessuto umano della città.
La notizia della sua scomparsa ha suscitato numerosi messaggi di affetto e cordoglio da parte dei cittadini, testimonianza dell’impronta che ha lasciato nella comunità.
Tra i tanti ricordi condivisi sui social si leggono parole che raccontano meglio di qualsiasi biografia chi fosse Francesco Scalisi.
“Sentite condoglianze alla famiglia. Anche u zu Ciccio ci lascia. E con lui un pezzo di storia termitana. Riposa in pace ovunque sarai.”
“L’ho conosciuto personalmente da ragazzo. Persona buona e gentile. Condoglianze ai familiari tutti.”
“Mi dispiace tantissimo. Ogni sera in chiesa, appena finiva la messa, si prodigava per spegnere le luci. A volte gli dicevo: ‘Lasci stare, ci vado io’, perché lo vedevo affaticato e stanco, ma lui accelerava il passo per farlo. Ogni volta pensavo che quel piccolo servizio a Gesù fosse importante per lui. Oggi si trova al cospetto di Dio. Che Dio l’abbia in gloria.”
“Il mio calzolaio di fiducia. Mi dispiace tantissimo. Una persona gentile, educata e sempre sorridente. Un uomo per bene. Condoglianze alla famiglia.”
Con la scomparsa di Ciccinè “u Scarparu”, Termini Imerese perde uno degli ultimi simboli della sua tradizione artigiana. Rimane il ricordo di un uomo che, con il lavoro delle proprie mani, ha saputo custodire un mestiere antico e tramandare valori che oggi sembrano sempre più rari: il rispetto per il lavoro, la pazienza, la dedizione e l’umanità.

