Ci sono parole che fanno più male di uno schiaffo. Parole che restano addosso, soprattutto quando a pronunciarle è un bambino nei confronti di un altro bambino.
È accaduto nelle scorse settimane all’interno di un campus estivo di Termini Imerese, dove un bambino con disturbo dello spettro autistico sarebbe stato insultato con la frase: “autistico di m*”** durante un normale momento di gioco.
A rendere noto l’episodio è l’associazione “Anche Oggi è il 2 Aprile – AutisticamenteIo ODV”, che attraverso un comunicato ha espresso profondo dolore e preoccupazione per quanto accaduto, lanciando al tempo stesso un appello rivolto non soltanto ai più piccoli, ma soprattutto agli adulti.
Secondo quanto riferito dall’associazione, l’episodio si sarebbe verificato senza alcun segnale premonitore, interrompendo bruscamente un momento di serenità e trasformandolo in un’esperienza umiliante per il bambino coinvolto.
Non è soltanto un insulto. È una ferita che racconta qualcosa di più profondo.
Perché nessun bambino nasce discriminando un altro bambino. Nessuno nasce utilizzando una condizione come un’offesa. Quelle parole vengono ascoltate, imitate, assorbite. E questo rende il fenomeno del bullismo una responsabilità che non può ricadere esclusivamente sui minori.
L’episodio, pur nella sua gravità, diventa così un’occasione per rilanciare una riflessione più ampia. Il bullismo non colpisce soltanto chi vive una disabilità, ma ogni bambino o ragazzo che, per qualsiasi motivo, viene percepito come “diverso”, più fragile, più silenzioso o più vulnerabile. È proprio su queste fragilità che, troppo spesso, si innestano dinamiche di esclusione e di branco.
L’appello delle famiglie: “Parlate di autismo, ma anche di fragilità”
Le famiglie dell’associazione hanno voluto rivolgere un messaggio diretto a tutti i genitori, ricordando che l’educazione al rispetto nasce prima di tutto all’interno delle mura domestiche.
«Dialogate con i vostri figli perché non sempre la fragilità è sinonimo di disabilità e questi atti di violenza verbale e fisica si verificano ormai troppo frequentemente.
Insegnate l’empatia e il rispetto perché solo così saranno adulti giusti ed equilibrati. Poco importa se saranno delle eccellenze in tutto quello che fanno, se poi quell’eccellenza si trasforma in arroganza e presunzione.Parlate di autismo nelle vostre case, anche se l’autismo non vi riguarda personalmente. Ma parlate anche di timidezza, insicurezza e fragilità emotiva, perché sono tutte caratteristiche che accompagnano quotidianamente i nostri figli e fanno parte del loro carattere.
Insegnate ai vostri figli che dove c’è una fragilità bisogna allungare una mano e non trovare “terreno fertile” per fare branco.»
Infine, il richiamo più forte, quello che racchiude il senso dell’intero messaggio:
«L’educazione di un bambino inizia tra le quattro mura domestiche ed è il compito più difficile e anche più importante di un genitore. I figli sono lo specchio di chi li educa e gli adulti siamo direttamente responsabili delle loro azioni.»
Parole che rappresentano un invito rivolto all’intera comunità.


