C’è una sera in cui Termini Imerese si ferma. Si ferma davanti a un muro, illuminato dalla luce tremolante di un proiettore, e rivede il sorriso buono di mastru Nino Abbruscato, l’ultimo grande carrista del Carnevale, l’artigiano che parlava con la cartapesta e accarezzava le aiuole come fossero bambini.
A un mese dalla sua scomparsa, un video proiettato sul prospetto di via Beato Agostino Novello lo riporta tra i suoi giardinetti, quelli che curava con mani forti e delicate, tra le piante che potava con lo stesso amore che metteva nel modellare i carri allegorici.
In sottofondo, le note dolci e malinconiche di un bolero avvolgono le immagini e si mescolano all’aria della sera, mentre chi passa si ferma, sospira, sorride con gli occhi lucidi.
Quelle immagini – realizzate da chi ha condiviso con lui giorni di lavoro, risate e sudore – lo mostrano mentre china la schiena per sistemare un’aiuola, mentre alza lo sguardo verso un ramo da potare, mentre posa un attrezzo e si pulisce le mani, come a voler dire: “Ci penso io”.
E lui ci ha pensato davvero, a Termini, alla sua bellezza, al Carnevale che amava come un figlio, al sogno che voleva lasciare ai giovani. Dalla gloria del “Carro delle Tigri” agli ultimi giorni nei giardinetti dell’associazione Beato Agostino Novello, mastru Nino ha seminato arte, passione e sorrisi.
“Il tuo sorriso e la tua gentilezza resteranno per sempre con noi,” aveva detto al suo funerale il presidente del Consiglio comunale, Michele Longo. E ora quelle parole rinascono tra le ombre della sera, riflesse su un muro che diventa abbraccio, tra gli sguardi dei passanti e i bambini che si fermano con la mano nella mano della madre.
Il Carnevale termitano ha perso il suo ultimo maestro, ma il suo insegnamento vive in ogni carta colorata, in ogni fiore che sboccia, in ogni ragazzo che sogna di costruire un carro. Vive nei sorrisi semplici e nella voglia di prendersi cura della propria città.
E mentre il video continua a scorrere lentamente con il sorriso dello zio Nino Abbruscato, Termini Imerese capisce che non è solo un addio, ma un arrivederci.
Perché mastru Nino è ancora qui, tra le luci, le piante, le risate dei bambini, il profumo di colla e vernice, e in quella voglia di futuro che non muore mai.

