Tra tradizione e memoria: Termini Imerese si prepara ad accogliere il notaio Ciccio Barracca, la storia del nuovo volto del Carnevale

È un martedì soleggiato quello che Termini Imerese si prepara a vivere oggi, quando i colori dei coriandoli si mischiano alle riflessioni del periodo di quaresima. In un martedì grasso vissuto un po’ in ritardo, una figura dall’animo antico si muove tra le storiche vie della città. Cilindro in testa, orologio da taschino a portata di mano, cammina di fretta: non vuole tardare all’apertura dello studio notarile che gli è stato lasciato in custodia dal notaio Menzapinna.

Oggi, martedì 24 febbraio: una nuova pagina si apre nel Carnevale Termitano. Dalle gradinate del Comune si udrà il primo testamento firmato da Ciccio Barracca. La città trattiene il respiro. Davanti ai suoi occhi il “Nanno” brucia simbolicamente, e la voce del notaio riecheggerà tra i vicoli come un canto antico, tra il fumo dei falò e lo scintillio dei coriandoli.

Il suo nome è Ciccio Barracca (all’anagrafe Francesco), e oggi ne scopriremo la storia. 

La città attende. E mentre il “Nanno” si prepara al suo destino, Termini trattiene il respiro.

La biografia di un uomo nato tra disciplina e memoria

Nato in tempi lontani, il suo animo antico e il suo aspetto fisico ne rispecchiano le caratteristiche.

Figlio di Diego Barracca, maresciallo dei carabinieri a cavallo, cresce all’ombra della disciplina e del senso del dovere. Il padre, durante una missione a Ciaculli, perse cinque dita dei piedi e venne successivamente declassato a guidatore delle carrozze del corpo: una ferita personale trasformata in dignità silenziosa.

Accanto a quella rigidità viveva però un’altra scuola di vita: quella della madre, Carmelina Calò, casalinga e mastra sarta, che insegnò a cucire a intere generazioni di ragazze del quartiere. Da lei Ciccio eredita la pazienza, la precisione e quell’arte del “taglia e cuci” che non riguarda solo i tessuti, ma anche le relazioni umane.

È dall’incontro di queste due anime — rigore e cura — che nasce il carattere del notaio Barracca.
Si riconosce nel modo in cui sistema il cilindro, nella postura composta, nella delicatezza con cui maneggia gli atti. Ogni gesto racconta un’educazione antica.

Gli anni al Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II di Palermo, la laurea in giurisprudenza, i praticantati nei vari studi legali, persino l’esperienza nell’ufficio di un azzeccagarbugli, hanno forgiato il suo giudizio. Non tanto per insegnargli cosa fare, quanto per mostrargli cosa evitare.
È questa saggezza silenziosa che oggi lo accompagna, quando il notaio Menzapinna lascia l’attività andando in pensione, è proprio a Ciccio Barracca che viene affidata la continuità dello studio e degli atti. Non una semplice successione professionale, ma un’eredità morale.

Fremente cattolico e presenza costante nelle processioni cittadine, Barracca diventa presto una figura riconoscibile, quasi familiare: metà uomo, metà simbolo.

La divisa del notaio Barracca

Il notaio Barracca non indossa semplicemente degli abiti: veste una storia.

Damiano Giunta indossa gli abiti di Ciccio come fossero un’armatura: il richiamo alla divisa del padre è evidente, ogni piega racconta disciplina e memoria. I vestiti, disegnati da Dora Argento, costumista del Teatro Massimo di Palermo, e realizzati da Stefania Sorce, talento della sartoria Termitana, vanno dagli abiti quotidiani alle mise più eleganti, pensate per occasioni speciali. E Ciccio li indossa anche a cavallo, cavalcando tra passato e presente, tra tradizione e responsabilità, come un simbolo vivente di continuità. 

Il testamento stesso, scritto come se fosse stato redatto dal Notaio Menzapinna, diventa più di un atto legale: è un gesto di memoria, di valore, di fedeltà a un codice morale che Ciccio porta con sé in ogni momento.

L’omaggio a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

C’è un immagine che potremmo definire simbolo: la foto in bianco e nero dei due notai. 
Scattata da Gaetano Riini, la foto richiama uno scatto simbolo non solo per la Sicilia, ma per l’Italia intera: la storica foto di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. 
Ancora una volta è un richiamo sottile, ma he inevitabilmente sottolinea i tratti caratteristici del nuovo notaio: legalità, fermezza, coraggio, che omaggiano il passato per lasciare dei messaggi a chi verrà nel futuro.
Ciccio Barracca dunque, si presenta già come un notaio con dei valori ben definiti, in lui vive la dualità tra l’ilarità che richiede il momento del testamento del Nanno e il rifiuto di ogni compromesso con l’illegalità. E’ un filo sottile, quasi impercepibile, ma che ci conferma ancora una volta la fermezza e la lotta contro gli “azzeccagarbugli”. 

La lettura del testamento

Il testamento del Nanno non è soltanto una lettura pubblica.
È un rito.

Un momento in cui la città ride di sé stessa, si osserva allo specchio e si racconta attraverso l’ironia. Il testo, scritto come se fosse stato redatto dallo stesso notaio Menzapinna, diventa un ponte tra generazioni.

Alle ore 20:00 come di consueto, in piazza Duomo avverrà la storica lettura de “U’ testamentu du Nannu“. 
Sarà la voce di Damiano Giunta, che veste i panni del notaio Ciccio Barracca, a riecheggiare tra la piazza e i vicoli, mentre la città si prepara ad ascoltare. 
Un momento solenne, reso ancor più emozionante dalla staffetta avvenuta poche settimane fa: il passaggio del ruolo del notaio personale della maschera Termitana dal notaio Menzapinna, interpretato da Nando Cimino, a Ciccio Barracca. 

Il clima tra i cittadini e i visitatori che vengono da fuori è già palpabile: occhi puntate alle gradinate della sede storica del comune di termini imerese, fiato sospeso e il silenzio di chi attende solennemente di ascoltare quelle parole che ogni anno scrivono la parola fine del carnevale termitano. 
Il notaio Ciccio Barracca si dice emozionato, mentre sui social condivide lo scatto della stesura del testamento scrivendo: 

“Lu tistamentu è bellu priparatu
Firmatu e magari abbullatu”

Davanti ai suoi occhi il “Nanno” brucia simbolicamente, e la voce del notaio riecheggerà tra i vicoli come un canto antico, tra il fumo dei falò e lo scintillio dei coriandoli.

Ogni passo, ogni gesto, racconta la sua storia, i suoi principi e la sua terra. In un Carnevale che unisce festa e memoria, Ciccio Barracca resta saldo, custode di valori antichi e moderni, e simbolo di una città che continua a raccontare se stessa attraverso uomini come lui.

Memoria e tradizione che continua, l’essenza del Carnevale Termitano

Perché il Carnevale Termitano non è soltanto una festa.
È memoria che prende voce, è identità che si tramanda, è una città che ogni anno decide di raccontarsi attraverso i suoi personaggi.
E mentre il Nanno brucerà tra applausi e malinconia, resterà nell’aria qualcosa di più profondo del rumore dei coriandoli: la consapevolezza che le tradizioni non vivono nei calendari, ma negli uomini che scelgono di custodirle.

Ciccio Barracca camminerà ancora tra quelle strade, cilindro in testa e orologio in tasca.
E Termini Imerese, riconoscendosi in lui, continuerà a raccontare la propria storia.

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