Trabia piange la scomparsa di Michele Genovese, venuto a mancare all’età di 88 anni, compiuti appena lo scorso 31 maggio. Se ne va un uomo che ha attraversato quasi un secolo di storia con la forza del sacrificio, la dignità del lavoro e la straordinaria capacità di mettere sempre la famiglia al primo posto.
Negli ultimi istanti della sua vita era circondato dall’amore delle persone che più gli sono state accanto: la moglie Maria Di Pietro, compagna inseparabile di oltre settant’anni di matrimonio, la figlia Marzia, il genero Lino e le amate nipoti. Un amore che lo ha accompagnato fino all’ultimo respiro, così come aveva accompagnato ogni giorno della sua lunga esistenza.
Dalla Sicilia al Piemonte
La storia di Michele è quella di tanti uomini della sua generazione che, partendo da poco o nulla, hanno saputo costruire un futuro migliore per i propri figli grazie al lavoro, alla determinazione e all’onestà. Nato a Ventimiglia, da giovane lasciò la sua terra per emigrare a Novara, dove iniziò a lavorare nel settore ortofrutticolo con l’apertura di un minimarket. Erano anni difficili, fatti di sacrifici e rinunce, ma Michele non si lasciò scoraggiare. Con tenacia e spirito imprenditoriale iniziò a costruire, mattone dopo mattone, quello che negli anni sarebbe diventato un importante patrimonio immobiliare.
Commerciante stimato e uomo d’affari lungimirante, seppe conquistarsi il rispetto di tutti grazie alla sua serietà e alla parola data, che per lui valeva più di qualsiasi contratto.
Il suo percorso professionale proseguì poi lungo l’autostrada Milano-Torino, dove per circa sessant’anni fu protagonista di una straordinaria esperienza imprenditoriale legata alla compagnia petrolifera Gulf, successivamente divenuta Q8. Un’attività che portò avanti con dedizione assoluta, trasformandola in una parte integrante della sua vita.
L’uomo oltre al lavoratore
Ma dietro il lavoratore instancabile c’era soprattutto l’uomo. Un uomo dal cuore grande, generoso, sempre pronto ad aiutare chiunque avesse bisogno. Chi lo ha conosciuto lo ricorda come una persona disponibile, capace di ascoltare, di dare consigli e di tendere una mano senza chiedere nulla in cambio. Era uno di quegli uomini che riuscivano a farsi voler bene da tutti, grazie alla loro semplicità e autenticità.
Terminata la lunga stagione del lavoro, Michele scelse di tornare nella sua amata Trabia. Voleva vivere serenamente la pensione, godersi gli affetti più cari e recuperare il tempo da dedicare alla famiglia. Dopo la scomparsa dei suoi genitori, decise di restare definitivamente nella sua terra, circondato dai figli, dai nipoti e dai legami che avevano sempre rappresentato il centro della sua esistenza.
Padre affettuoso, nonno amorevole e bisnonno esemplare, ha trasmesso ai suoi familiari valori destinati a durare nel tempo: il rispetto per gli altri, il senso del dovere, l’onestà e l’importanza della famiglia. Per chi ha avuto il privilegio di condividere un tratto del proprio cammino con lui, Michele rappresentava un punto di riferimento sicuro, una presenza discreta ma costante, una figura capace di unire e proteggere.
Negli ultimi anni, quando il peso della malattia ha reso il cammino più difficile, Michele ha avuto accanto poche ma preziose certezze.
Tra queste, il legame profondo con la figlia Marzia, un rapporto fatto di affetto, dedizione e presenza quotidiana, capace di andare oltre le parole. Accanto a lei, la moglie Maria, il genero Lino e le nipoti Desirè, Karol e Marisol hanno condiviso il carico delle giornate più complesse, dimostrando che l’amore vero non si misura nei momenti felici, ma nella capacità di restare quando tutto diventa più difficile. E se il tempo, talvolta, allontana alcune presenze e ridisegna gli affetti, Michele ha avuto la fortuna di poter contare fino all’ultimo su chi non ha mai smesso di considerarlo il centro della propria famiglia.
Oggi, nel dolore della separazione, resta la gratitudine per aver avuto accanto un uomo come Michele Genovese. Un uomo che ha saputo costruire molto più di una carriera e di un patrimonio: ha costruito una famiglia unita, fondata sull’amore, sul rispetto e sul sacrificio. Ha lasciato un esempio silenzioso ma potente, quello di chi ha affrontato la vita con coraggio, senza mai dimenticare i valori più autentici.
Chi lo ha conosciuto continuerà a ricordarlo nei suoi gesti semplici, nella sua generosità spontanea, nella capacità di accogliere tutti con un sorriso e una parola buona. Per i figli, i nipoti e i bisnipoti resterà il simbolo di una generazione che ha saputo trasformare le difficoltà in opportunità, il lavoro in dignità e l’amore in una straordinaria eredità umana.
E mentre Trabia gli rivolge l’ultimo saluto, il suo ricordo continua a vivere nelle persone che ha amato e che lo hanno amato. Vive negli insegnamenti trasmessi, nei racconti che passeranno di generazione in generazione, nei valori che continueranno a guidare la sua famiglia. Perché uomini come Michele non se ne vanno davvero: restano nelle radici che hanno piantato, nelle vite che hanno toccato e nell’affetto che hanno saputo donare.
Il tempo porterà via il dolore, ma non cancellerà mai la memoria di un marito devoto, di un padre premuroso, di un nonno e bisnonno straordinario. Michele Genovese lascia dietro di sé una scia di amore, di rispetto e di gratitudine che continuerà a illuminare il cammino dei suoi cari. E in quel cammino, il suo esempio resterà per sempre presente, discreto e forte, proprio come è stato lui per tutta la vita.


