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Abusi sui nipoti, la Corte d’Assise di Palermo assolve un 49enne: decisiva la tesi difensiva dell’Avvocato Vitale

Si chiude con la formula liberatoria più ampia l’iter giudiziario che ha visto protagonista G.F., 49 anni, originario di Santo Stefano Quisquina ma residente a Prizzi. La Seconda Sezione della Corte d’Assise di Palermo, presieduta dal giudice Vincenzo Terranova, ha pronunciato lo scorso 11 marzo una sentenza di assoluzione piena perché «il fatto non sussiste» in ordine al reato di violenza sessuale aggravata su minori (artt. 609-bis e 609-ter c.p.). Per il capo d’imputazione relativo alle percosse, i giudici hanno invece dichiarato il non doversi procedere per improcedibilità per difetto di querela.

La genesi del caso: una lite e l’equivoco

La vicenda processuale affonda le radici in una serata d’estate trascorsa nell’abitazione della cognata dell’imputato (sorella della moglie). Secondo quanto ricostruito durante il dibattimento, tra i due era scoppiato un violento alterco: l’uomo, nel tentativo di difendersi dalle percosse ricevute, aveva colpito la donna con uno schiaffo al collo. Da questo episodio era nata la contestazione di percosse, caduta in aula per mancanza della necessaria querela di parte.
Il fronte più drammatico dell’inchiesta riguardava però quanto accaduto poco dopo la lite.
Alla presenza degli stessi genitori dei bambini (di 4 e 10 anni), lo zio si era intrattenuto a scherzare con i nipoti. Secondo l’accusa, l’uomo avrebbe sfiorato le parti intime dei piccoli per mimare goliardicamente le dimensioni del loro organo genitale.
La segnalazione ai Carabinieri di Prizzi fece scattare l’indagine, coordinata dalla PM dott.ssa Salerno Cardillo della Procura di Termini Imerese, che chiese e ottenne il rinvio a giudizio per abusi sessuali.

L’istruttoria dibattimentale

Il processo è stato caratterizzato da passaggi tecnici delicati. Prima dell’approdo in Corte d’Assise, i minori erano stati ascoltati in sede di incidente probatorio dinanzi alla dott.ssa Lo Piparo, allora GIP del Tribunale di Termini Imerese.
Durante il dibattimento sono stati poi escussi i Carabinieri che condussero le indagini e i genitori dei minori, costituitisi parti civili (rappresentati da un legale di fiducia).
La tesi difensiva, sostenuta con fermezza dall’avvocato Stefano Vitale, ha puntato a dimostrare l’assenza di qualsivoglia intento libidinoso o rilevanza penale nelle condotte dell’imputato.
La difesa ha evidenziato come i gesti, seppur oggetto di accertamento, andassero inquadrati in un contesto di scherzo e goliardia familiare, privo della violenza o della malizia necessarie per configurare il reato contestato.

La sentenza e il commento della difesa

Accogliendo le argomentazioni della difesa, la Corte d’Assise ha chiarito senza ombra di dubbio la reale dinamica dei fatti, optando per l’assoluzione con la formula più ampia prevista dal codice di rito.
L’avvocato Stefano Vitale ha espresso piena soddisfazione per l’esito:

«Il reato, particolarmente grave e infamante, aveva stravolto la vita di un soggetto incensurato, un padre di famiglia che mai aveva alzato un dito su un bambino.
Oggi vede finalmente la parola fine a un incubo vissuto per anni. Questa sentenza restituisce onorabilità e serenità al mio assistito».

Con la lettura del dispositivo in aula, cala definitivamente il sipario su un calvario giudiziario che ha rischiato di annientare la reputazione di un uomo incensurato. La vittoria legale firmata dall’avvocato Stefano Vitale non solo ha demolito un castello accusatorio durato anni, ma ha ristabilito la verità dei fatti attraverso la formula più ampia prevista dal codice. Per il 49enne di Prizzi, questo verdetto non rappresenta solo un atto giuridico, ma il ritorno alla vita e alla dignità: la parola fine a un incubo che gli restituisce, finalmente, l’onorabilità di fronte alla sua famiglia e alla comunità

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