Condannato il Ministero della Salute al pagamento di un assegno bimestrale vitalizio. L’uomo, oggi 58enne, aveva sviluppato una grave neuropatia diagnosticata come sindrome di Guillain-Barré pochi giorni dopo la vaccinazione. Il caso riapre il confronto sul riconoscimento dei danni da vaccinazione, ma la decisione riguarda il singolo caso e non stabilisce un nesso causale generale tra vaccini anti-Covid e patologia.
Una battaglia giudiziaria durata anni si è conclusa con il riconoscimento dell’indennizzo previsto dalla legge per un imprenditore agrigentino che, dopo la terza dose del vaccino anti-Covid ricevuta nel gennaio 2022, ha sviluppato una grave patologia neurologica e ha riportato conseguenze invalidanti permanenti.
La sezione Lavoro del Tribunale di Agrigento ha condannato il Ministero della Salute a corrispondere all’uomo un assegno bimestrale vitalizio. La notizia è stata riportata il 18 settembre da RaiNews e da diverse testate siciliane.
L’uomo, che all’epoca dei fatti aveva 54 anni, avrebbe manifestato pochi giorni dopo la somministrazione febbre alta e una grave neuropatia disimmune. Successivamente gli è stata diagnosticata la sindrome di Guillain-Barré, una rara patologia neurologica che può provocare debolezza muscolare e, nei casi più severi, paralisi. Nel caso oggetto del procedimento, la progressione della malattia lo ha portato a utilizzare la sedia a rotelle.
Il primo diniego del Ministero
Assistito dall’avvocato Angelo Farruggia, l’imprenditore aveva presentato richiesta per ottenere l’indennizzo previsto dalla legge 210 del 1992, normativa che disciplina gli indennizzi per determinate conseguenze irreversibili derivanti da vaccinazioni, trasfusioni e somministrazione di emoderivati. Il Ministero aveva inizialmente respinto la richiesta, ritenendo che gli elementi disponibili non consentissero di stabilire l’associazione causale tra la vaccinazione e la patologia neurologica insorta successivamente.
La decisione amministrativa è stata quindi impugnata e la vicenda è approdata davanti al giudice del lavoro.
Al termine del procedimento, il Tribunale di Agrigento ha accolto la domanda, riconoscendo il diritto all’indennizzo.
Il nodo del rapporto tra vaccinazione e malattia
È proprio questo l’aspetto più delicato della vicenda.
Secondo quanto riferito dall’avvocato Farruggia, la decisione avrebbe valorizzato la convergenza degli elementi clinici e temporali presenti nel caso concreto. Il legale ha richiamato il criterio del “più probabile che non”, sostenendo che, ai fini dell’accertamento richiesto nel procedimento, non sarebbe necessaria una prova scientifica assoluta del rapporto causale.
Si tratta tuttavia di una distinzione importante: la sentenza riguarda il caso specifico sottoposto al giudice e il riconoscimento dell’indennizzo al singolo ricorrente; non equivale a una pronuncia secondo cui i vaccini anti-Covid provocherebbero in generale la sindrome di Guillain-Barré. Anche le ricostruzioni pubblicate sul caso hanno evidenziato questa differenza.
Sul piano della farmacovigilanza, inoltre, le evidenze non sono uniformi per tutti i vaccini. L’EMA ha riconosciuto la sindrome di Guillain-Barré come effetto indesiderato molto raro per i vaccini a vettore adenovirale Janssen e Vaxzevria, mentre ha riferito di non aver identificato un’associazione per Comirnaty e Spikevax nelle valutazioni richiamate dall’agenzia.
Studi successivi hanno prodotto risultati articolati: una ricerca italiana pubblicata nel 2024 ha rilevato un aumento del rischio di Guillain-Barré in alcune finestre temporali e per alcuni vaccini, sottolineando comunque che si trattava di un numero ridotto di casi in eccesso e che alcune stime presentavano margini di incertezza.
Una decisione che riporta al centro il tema degli indennizzi
La vicenda agrigentina si inserisce così nel più ampio dibattito sul funzionamento del sistema italiano di tutela per le persone che ritengono di aver riportato conseguenze permanenti dopo una vaccinazione.
Il Ministero della Salute prevede specifiche procedure per il riconoscimento degli indennizzi e per l’eventuale ricorso contro le valutazioni delle Commissioni mediche ospedaliere.
Secondo l’avvocato Farruggia, il provvedimento di Agrigento si aggiunge ad altre decisioni giudiziarie già intervenute sul tema e potrebbe avere un interesse più ampio proprio per il principio applicato nella valutazione del singolo caso.
Il significato della sentenza
Al di là del confronto scientifico e giuridico sul nesso causale, la vicenda pone al centro una questione concreta: come garantire una tutela effettiva a chi, dopo una vaccinazione, sviluppa una patologia grave e permanente e chiede che la propria situazione venga valutata dalle istituzioni.
La sentenza del Tribunale di Agrigento non chiude il dibattito generale sui possibili eventi avversi dei vaccini anti-Covid, né può essere automaticamente estesa a situazioni diverse. Rappresenta, invece, il riconoscimento giudiziario del diritto all’indennizzo in uno specifico caso, sulla base degli elementi clinici e documentali esaminati nel procedimento.
Ed è proprio questo il punto che rende la vicenda di interesse: il confronto tra evidenza scientifica generale, valutazione medico-legale del singolo paziente e criteri giuridici necessari per ottenere una tutela economica resta un terreno nel quale medicina, diritto e istituzioni sono chiamati a dialogare con particolare attenzione.

