Da una parte il presunto traffico di cocaina, con debiti da saldare, consegne di denaro e rapporti consolidati con una rete di spacciatori. Dall’altra l’omicidio di Paolo Taormina, il 21enne gestore del pub O’ Scruscio, ucciso con un colpo di pistola alla testa nel cuore della movida palermitana. Due vicende che, pur appartenendo a procedimenti giudiziari distinti, finiscono oggi per incrociarsi attraverso le indagini della Direzione distrettuale antimafia e dei Carabinieri.
Le intercettazioni raccolte nell’ambito della recente operazione antidroga che ha portato all’arresto di 26 persone restituiscono infatti il profilo di Gaetano Maranzano come uno dei referenti dello spaccio di cocaina nell’orbita del gruppo riconducibile a Salvatore Verga, ritenuto dagli investigatori il promotore dell’organizzazione criminale.
Le intercettazioni: “Non ti ha dato duemila euro?”
Tra gli atti dell’inchiesta emerge una conversazione intercettata tra Salvatore Verga, Giuseppe Faija e Francesco Albamonte, nella quale si fa il punto sugli incassi derivanti dalla vendita degli stupefacenti.
«Ma Gaetano non ti ha dato duemila euro a te?», chiede Verga durante una conversazione in cui vengono ricostruiti i movimenti di denaro legati alla cocaina.
Secondo la ricostruzione investigativa, Maranzano si occupava di ritirare i quantitativi di droga e di restituire il denaro ai fornitori. Nel novembre 2024 avrebbe saldato un debito di circa 8 mila euro, mostrando le banconote nel corso di una videochiamata con Faija.
«Minchia, sto arrivando… appena mi fai vedere queste cose io lo lascio qui e me ne vado», avrebbe detto Faija osservando il denaro. Dall’altra parte Maranzano avrebbe risposto ridendo: «Amunì veloce».
Le conversazioni intercettate raccontano anche un rapporto personale tra gli indagati. In una di queste Faija informa Verga della nascita della figlia di Maranzano.
«Gli è nata la bambina da poco, è diventato papà», dice. Verga replica sorpreso: «Nemmeno lo sapevo… fagli gli auguri da parte mia».
Dalla vita privata al provvedimento del Tribunale per i minorenni
Proprio quella bambina sarebbe poi finita, suo malgrado, al centro di un’altra vicenda giudiziaria.
Secondo quanto emerso successivamente, la Procura per i minorenni avrebbe disposto l’allontanamento della figlia dal padre dopo l’omicidio di Paolo Taormina. Nelle indagini viene richiamata anche la diffusione sui social di immagini della bambina con indosso collane dorate raffiguranti pistole, circostanza che ha alimentato ulteriori valutazioni dell’autorità giudiziaria.
L’omicidio di Paolo Taormina
La figura di Maranzano è diventata di dominio pubblico soprattutto dopo il delitto avvenuto nella notte tra l’11 e il 12 ottobre 2025 nel centro storico di Palermo.
Davanti al locale O’ Scruscio, gestito dalla famiglia Taormina, Paolo Taormina venne raggiunto da un colpo di pistola alla testa sparato a distanza ravvicinata.
Maranzano ha confessato l’omicidio, ma la versione fornita agli investigatori è cambiata nel corso del tempo. In un primo momento parlò di una lite nata dopo alcuni apprezzamenti rivolti alla propria compagna sui social network; successivamente riferì di una discussione scoppiata davanti al locale. Le verifiche investigative, comprese le analisi dei telefoni cellulari e le testimonianze raccolte, non hanno però confermato tali ricostruzioni. La Procura contesta oggi l’omicidio volontario aggravato dai futili motivi, circostanza che espone l’imputato al rischio dell’ergastolo.
Il collegamento con la rete dello spaccio
L’inchiesta antidroga aggiunge ora un ulteriore tassello al profilo investigativo di Maranzano.
Secondo gli inquirenti, il ventottenne non sarebbe stato soltanto un acquirente occasionale di stupefacenti, ma avrebbe avuto un ruolo stabile nella rete di distribuzione della cocaina riconducibile al gruppo guidato da Salvatore Verga. Le indagini dei Carabinieri del ROS e della Direzione distrettuale antimafia hanno ricostruito un’organizzazione dedita al traffico di droga, con forniture provenienti anche da fuori dalla Sicilia e una struttura in grado di continuare a operare nonostante alcuni dei presunti vertici fossero detenuti.
Le indagini ancora aperte
L’omicidio Taormina e l’inchiesta sul traffico di stupefacenti procedono su binari giudiziari distinti, ma le risultanze investigative delineano un contesto comune fatto di rapporti personali, frequentazioni e interessi criminali.
Resta fermo che, per quanto riguarda i soggetti coinvolti nell’inchiesta antidroga, le contestazioni dovranno essere vagliate nel corso del processo e che, come previsto dall’ordinamento italiano, tutti gli indagati sono da considerarsi presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.

